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Crans-Montana, nuove accuse shock per i gestori: “Cosa hanno fatto la notte della strage”

Crans-Montana, nuove accuse shock per i gestori: “Cosa hanno fatto la notte della strage”

Crans-Montana, nuove accuse shock per i gestori: “Cosa hanno fatto la notte della strage”. L’inchiesta sulla strage di Le Constellation entra in una fase cruciale, ma lascia dietro di sé una scia di domande senza risposta. A distanza di giorni dalla notte che ha trasformato una festa di Capodanno in tragedia, il clima attorno alle indagini resta teso, segnato da critiche, sospetti e dalla crescente esasperazione delle famiglie delle vittime.

Crans-Montana, nuove accuse shock per i gestori: “Cosa hanno fatto la notte della strage”

Strage Le Constellation, i proprietari sentiti da indagati

Jacques e Jessica Moretti oggi, venerdì 9 gennaio, saranno interrogati per la seconda volta dagli inquirenti svizzeri per quanto accaduto nel loro locale, Le Constellation. Questa volta però il loro status cambia: i due coniugi sono sentiti come indagati per omicidio colposo, lesioni e incendio colposo. Una svolta formale che arriva dopo giorni di polemiche, come si legge su Fanpage e come riportato anche da Leggo, ma che non placa l’indignazione.

Fin dall’inizio, secondo quanto emerso, nel locale sarebbero mancati i più elementari sistemi antincendio e non sarebbero state rispettate misure di sicurezza basilari. Eppure, nonostante questo quadro, nessuna misura cautelare è stata disposta nei confronti dei Moretti, un aspetto che continua a suscitare perplessità anche tra molti giuristi.

Crans-Montana, memoriale della strage di Capodanno

Strage Le Constellation, perché nessun arresto

A dare voce ai dubbi è Sebastien Fanti, avvocato svizzero che assiste alcune delle famiglie delle vittime. «Verrebbe da pensare che c’è qualcosa sotto», ha dichiarato a Fanpage, interrogandosi apertamente sull’assenza di arresti. Le critiche si sono intensificate dopo le parole dell’ambasciatore italiano Gian Lorenzo Cornado, che ha affermato senza mezzi termini che «in Italia sarebbero arrestati», come riportato dal Corriere della Sera.

La Procura ha motivato la scelta parlando di assenza di esigenze cautelari, ma secondo molti osservatori il rischio era tutt’altro che remoto: dalla possibilità di fuga in Francia, Paese poco incline all’estradizione dei propri cittadini, fino all’eventuale inquinamento delle prove o alla reiterazione di condotte simili, considerando che i Moretti gestirebbero altri locali nel Vallese, uno dei quali è stato chiuso dal Comune. La presenza costante della polizia davanti alla loro abitazione, tuttavia, servirebbe più a proteggerli dall’assedio dei media che a esercitare un controllo effettivo.

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