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Crans-Montana, la scoperta sui gestori del locale: che cosa volevano fare

Veduta del locale Le Constellation a Crans-Montana dopo l'incendio

Emergono ulteriori elementi destinati a incidere in modo significativo sulla valutazione delle responsabilità nella strage di Crans-Montana, l’incendio avvenuto nella notte di Capodanno all’interno del locale Le Constellation. Il caso Le Constellation si arricchisce di ulteriori elementi che potrebbero influenzare le valutazioni della magistratura e degli organi inquirenti.

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Strage Crans-Montana, i gestori volevano ampliare Le Constellation

Secondo quanto reso noto dalla Radiotelevisione svizzera RTS, i titolari del pub avevano inoltrato, verso la fine del 2025, una richiesta formale di permesso edilizio per intervenire sulla struttura del locale. La domanda, protocollata il 19 dicembre 2025, prevedeva in particolare l’ampliamento della veranda coperta, con l’obiettivo dichiarato di aumentare la capacità di accoglienza della clientela. Un’area già risultata delicata sotto il profilo della sicurezza durante le verifiche successive al rogo sarebbe quindi dovuta diventare ancora più estesa e maggiormente frequentata.

Come evidenziato dai media elvetici, un simile intervento avrebbe comportato un ulteriore incremento dell’affollamento in uno spazio chiuso o semi-chiuso, aggravando potenzialmente le criticità legate alla gestione delle vie di fuga e alle misure di evacuazione in caso di emergenza. Il progetto di ampliamento è ora al vaglio degli inquirenti quale elemento rilevante per ricostruire il contesto in cui si è verificata la tragedia. Oltre all’estensione della veranda, nel dossier depositato presso le autorità competenti figurava anche la previsione di eliminare una porta laterale, corrispondente a una uscita situata proprio nella zona della veranda. Questo dettaglio, emerso a posteriori, assume oggi un rilievo particolare alla luce delle gravi difficoltà di evacuazione registrate durante l’incendio di Capodanno.

Il progetto di modifica della veranda e i possibili effetti sulle vie di fuga

Nel documento urbanistico presentato dai gestori di Le Constellation era previsto, dunque, un duplice intervento: da un lato l’allargamento della veranda coperta, dall’altro la soppressione di una porta laterale, utilizzata anche come passaggio verso l’esterno. Entrambe le modifiche, se realizzate, avrebbero inciso in modo diretto sulla configurazione delle vie di fuga del locale. Secondo le informazioni diffuse dalla RTS, i lavori non avrebbero comunque dovuto essere avviati prima del 2026. Le opere erano quindi ancora in fase di pianificazione al momento della tragedia e non risultano essere state eseguite prima dell’incendio. Ciò nonostante, gli osservatori sottolineano come, in presenza di una veranda ulteriormente ingrandita e con una uscita di sicurezza in meno, le conseguenze del rogo avrebbero potuto rivelarsi ancora più gravi.

Nell’ottica dell’inchiesta giudiziaria, la progettata rimozione della porta e l’aumento della superficie destinata al pubblico sollevano interrogativi sulle modalità con cui erano stati valutati i parametri di sicurezza antincendio, i flussi di evacuazione e il numero massimo di persone ospitabili in quell’area. Tali aspetti potrebbero avere un peso rilevante nella ricostruzione delle responsabilità, soprattutto in relazione alle autorizzazioni richieste e ai controlli effettuati. Gli esperti interpellati dai media svizzeri richiamano in generale l’attenzione sulle norme che disciplinano l’agibilità dei locali pubblici, in particolare nelle zone turistiche di montagna, spesso caratterizzate da un forte afflusso di visitatori durante le festività. In questo quadro, ogni modifica strutturale, soprattutto se comporta la riduzione delle uscite disponibili, è oggetto di una valutazione specifica da parte delle autorità tecniche e amministrative.

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