
La tensione politica attorno al decreto sull’invio di armi all’Ucraina è esplosa apertamente alla Camera dei deputati, trasformando una giornata parlamentare ordinaria in uno scontro durissimo dentro e fuori l’aula. Il governo ha deciso di blindare il voto ponendo la fiducia, una scelta che ha acceso polemiche immediate e fatto emergere fratture profonde nella maggioranza. A rendere il quadro ancora più esplosivo è stato il ruolo di Roberto Vannacci e del suo nuovo partito, Futuro Nazionale, finito al centro di un attacco frontale da parte del ministro della Difesa Guido Crosetto.

Crosetto in aula per la fiducia: una scelta politica senza precedenti
Guido Crosetto si è presentato personalmente alla Camera per chiedere la fiducia sul decreto che autorizza nuovi invii di armi e aiuti all’Ucraina. Un gesto politico forte, definito dallo stesso ministro come necessario per chiarire definitivamente le posizioni all’interno della maggioranza. La votazione è avvenuta oggi, 10 febbraio, in un clima di crescente nervosismo, con l’esecutivo deciso a evitare qualsiasi rischio di spaccatura numerica.
Crosetto non ha nascosto la natura politica della decisione: porre la fiducia non è stato un escamotage procedurale, ma una mossa per costringere tutti i partiti che sostengono il governo a esporsi apertamente su un tema considerato strategico. La sua presenza fisica in aula è stata letta come un segnale preciso: il governo non intende arretrare.
L’emendamento di Vannacci che fa scattare l’emergenza
A far scattare la procedura di emergenza è stato un emendamento presentato da tre deputati di Futuro Nazionale, il partito fondato da Roberto Vannacci. La proposta mirava a sopprimere l’articolo 1 del decreto, quello che autorizza l’invio di armi e aiuti civili all’Ucraina, ovvero il cuore stesso del provvedimento.
Il timore del governo era concreto: tra assenze strategiche e possibili convergenze trasversali, l’emendamento avrebbe potuto raccogliere consensi anche tra alcuni parlamentari della Lega, da mesi critica sul contenuto del decreto. In passato, proprio dalla Lega erano arrivate proposte per modificare il titolo della norma, eliminando il riferimento esplicito agli aiuti “militari”.
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