La macchia di sangue nel garage mai approfondita
Tra i punti più controversi figura anche una traccia ematica individuata nel garage di Manuela Bianchi, non distante dal luogo in cui è stato ritrovato il corpo di Pierina Paganelli.
Secondo quanto riportato nella memoria difensiva, il reperto sarebbe stato raccolto ma non sottoposto ad analisi successive. Un passaggio che, se confermato, rappresenterebbe un elemento potenzialmente rilevante mai completamente sviluppato nel corso dell’indagine.
Per la difesa, l’eventuale identificazione di quella traccia avrebbe potuto contribuire a chiarire meglio la dinamica dell’aggressione o i movimenti successivi all’omicidio.

Il tragitto di Loris Bianchi e i dati del cellulare
Un ulteriore elemento riguarda il comportamento di Loris Bianchi nelle ore successive alla cena. La sua auto sarebbe stata registrata nei pressi dell’abitazione a Riccione intorno alle 23.15, secondo alcuni rilievi.
Tuttavia, i dati provenienti da un’applicazione collegata al monitoraggio dell’attività fisica del telefono mostrerebbero movimenti iniziati alcuni minuti prima. Una discrepanza che, secondo la difesa, potrebbe essere compatibile con una sosta intermedia non dichiarata.
Anche in questo caso, gli avvocati sostengono che si tratti di un dettaglio che avrebbe meritato un approfondimento più puntuale durante le indagini.
DNA sconosciuto e il capello mai attribuito
Tra gli aspetti più delicati della memoria difensiva emerge la presenza di una traccia genetica maschile rinvenuta sugli indumenti della vittima. Il profilo, indicato dagli esperti come “maschio 3”, non risulterebbe riconducibile né a Dassilva né ad altri soggetti coinvolti nell’inchiesta.
A questo si aggiunge il ritrovamento di un capello scuro nella bocca della vittima, documentato al momento del rinvenimento del corpo. Anche in questo caso, non sarebbe stato possibile attribuirne con certezza l’origine.
Per la difesa, questi elementi rappresentano nodi ancora irrisolti che impedirebbero una lettura completamente chiusa del caso.
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Le dichiarazioni e il fronte delle testimonianze
Nella memoria viene richiamato anche il racconto di Romina Sebastiani, che avrebbe riferito agli inquirenti alcune confidenze ricevute da Manuela Bianchi mesi dopo i fatti. Secondo quanto riportato, tali dichiarazioni avrebbero aperto anche un filone investigativo parallelo legato all’ipotesi di favoreggiamento.
Un elemento che, insieme agli altri, contribuisce a mantenere aperto il dibattito sull’affidabilità complessiva delle testimonianze raccolte nel corso dell’inchiesta.
Il quadro che emerge dalla memoria difensiva non modifica l’esito del processo, ma riporta l’attenzione su una serie di dettagli che, secondo la difesa, restano ancora da chiarire completamente.