I precedenti contro Melania e Donald Trump
Non sarebbe la prima volta che media ritenuti vicini a Teheran evocano esponenti della famiglia Trump in contenuti minacciosi. Lo scorso luglio, l’agenzia Tasnim, descritta come vicina ai Pasdaran, aveva pubblicato un altro video dal titolo “Dove uccidere Melania?”. In quel caso, il contenuto sosteneva di conoscere la posizione di Melania Trump, aggiungendo un ulteriore elemento di tensione attorno alla sicurezza della famiglia presidenziale.
Nello stesso periodo, a Teheran, nella Piazza della Rivoluzione Islamica, era apparso un grande cartellone che raffigurava Donald Trump apparentemente privo di vita all’interno di una bara. Il messaggio in inglese era inequivocabile: “We Kill Trump”. L’episodio era stato letto come una nuova dimostrazione della persistente ostilità di ambienti iraniani nei confronti dell’ex presidente, tornato alla Casa Bianca.
Un ulteriore filmato, intitolato “Dove uccidere Trump?”, avrebbe ricostruito alcuni tragitti seguiti dal corteo presidenziale durante gli spostamenti tra le residenze della Florida e di New York. Anche in questo caso, le informazioni disponibili non permettono di stabilire quanto i riferimenti siano accurati o se corrispondano a reali vulnerabilità, ma la diffusione di dettagli relativi agli itinerari viene considerata un elemento sensibile.

Il legame con l’uccisione di Qassem Soleimani
Le minacce attribuite a fonti iraniane contro Donald Trump si susseguono da anni e vengono ricondotte soprattutto all’uccisione del generale Qassem Soleimani. Il comandante iraniano morì nel gennaio 2020 in un raid degli Stati Uniti ordinato da Trump. Da allora, la vicenda è rimasta uno dei principali punti di frizione nei rapporti tra i due Paesi e viene richiamata frequentemente nei messaggi ostili rivolti all’ex presidente.
Ora, secondo le ricostruzioni emerse, il bersaglio di questi contenuti si sarebbe esteso direttamente a Barron Trump. Restano il video, le minacce attribuite ai media iraniani e una serie di interrogativi sull’effettivo livello di rischio. La situazione continua a richiedere attenzione: al di là delle affermazioni non ancora verificabili, il figlio più giovane del presidente degli Stati Uniti è stato coinvolto suo malgrado in un caso che riporta in primo piano le tensioni tra Stati Uniti e Iran.