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“Dove è stata presa la ricina”. Mamma e figlia avvelenate, cosa sappiamo

Caso ricina a Pietracatella, si indaga sulla provenienza del veleno: cosa sappiamo

Il caso che sta scuotendo Pietracatella, nel cuore del Molise, continua ad allargare il proprio perimetro investigativo mentre gli inquirenti cercano di ricostruire con precisione l’origine della sostanza al centro del giallo. Le condizioni cliniche dei tre ricoverati, le analisi tossicologiche e un audio interno all’ambiente familiare hanno aperto scenari complessi, ancora tutti da verificare.

Al centro dell’attenzione c’è una sostanza altamente tossica, la ricina, rilevata nei campioni biologici di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, mentre resta da chiarire come e dove possa essere entrata in contatto con le vittime. Un’indagine che, come riporta Libero Quotidiano, si muove tra accertamenti sanitari, ipotesi tecniche e ricostruzioni ambientali, senza che al momento vi siano certezze definitive.

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Ricina Pietracatella indagini e il giallo sanitario

Il quadro investigativo ruota attorno alla presenza della ricina, sostanza estremamente tossica di origine vegetale, individuata nei campioni delle due donne ricoverate. Le autorità stanno lavorando per comprendere se l’esposizione sia avvenuta in modo accidentale o attraverso una dinamica più complessa. Il contesto è quello del piccolo centro di Pietracatella, dove la vicenda ha immediatamente assunto i contorni del caso giudiziario e sanitario.

Secondo quanto emerso, gli accertamenti non si limitano ai soli esami clinici, ma includono anche verifiche sulle possibili fonti di contaminazione. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire i movimenti delle persone coinvolte e le eventuali occasioni di contatto con materiali compatibili con la presenza della sostanza.

Indagini a Pietracatella: ricina e nuovo audio sul padre delle vittime

Audio ospedale Campobasso e valori clinici ricina

Un elemento centrale dell’inchiesta è rappresentato da un audio diffuso nell’ambito delle indagini, registrato nell’abitazione delle vittime e collegato all’ambiente sanitario dell’ospedale di Campobasso. Nell’intercettazione una dottoressa fornisce aggiornamenti sul quadro clinico dei pazienti:

“Ti dico quello che sto osservando: allora Di Vita ha più di 112 mila piastrine… Poi un’altra cosa: la bilirubina totale è alta. È alta per Sara, Antonella e ad anche Gianni Di Vita: aumenta sempre di più, è indiretta e non coniugata”.

Come riporta Libero Quotidiano, l’analisi dei parametri clinici suggerisce che anche Gianni Di Vita, marito e padre delle due donne, presenti segni compatibili con un’intossicazione, seppur meno grave. Gli inquirenti non escludono che possa essersi trattato di un contatto indiretto con la sostanza, elemento che apre ulteriori interrogativi sulla dinamica complessiva.

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