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È morto Franco Baresi: addio allo storico capitano rossonero

Franco Baresi, dalle cadute ai trionfi

L’esordio in Serie A arrivò il 23 aprile 1978 sotto la guida di Nils Liedholm. Da quel momento la crescita fu costante e irresistibile. Nel giro di pochi anni Baresi diventò un punto fermo della squadra e, a soli 22 anni, ricevette la fascia da capitano, un riconoscimento straordinario che certificava non solo il talento ma soprattutto la leadership del difensore.

La sua carriera, tuttavia, non fu una lunga marcia trionfale. Arrivarono le retrocessioni del Milan legate agli anni più difficili del club, prima dopo lo scandalo del Totonero e poi nel 1982. Ci furono anche problemi di salute, come il virus che lo costrinse a fermarsi per diversi mesi quando era ancora giovanissimo.

Eppure Baresi non smise mai di lottare. Convocato da Enzo Bearzot per il Mondiale di Spagna 1982, pur senza scendere in campo contribuì alla storica spedizione azzurra conclusa con la conquista della Coppa del Mondo. Fu uno dei primi grandi riconoscimenti internazionali di una carriera destinata a diventare leggendaria.

Franco Baresi, il capitano eterno del Milan

L’arrivo di Silvio Berlusconi nel 1986 e successivamente quello di Arrigo Sacchi segnarono una svolta decisiva nella storia del Milan e nella carriera di Baresi. Come riporta La Gazzetta dello Sport, il difensore divenne uno degli interpreti più perfetti del rivoluzionario calcio di Sacchi, guidando una squadra destinata a dominare in Italia e in Europa.

Con campioni come Ruud Gullit, Marco Van Basten e Frank Rijkaard, il Milan conquistò lo scudetto del 1988 e poi le leggendarie Coppe dei Campioni del 1989 e del 1990. Negli anni successivi, sotto la guida di Fabio Capello, arrivarono altri quattro scudetti e la memorabile Champions League del 1994.

La sua bacheca racconta numeri impressionanti: 719 presenze con il Milan, sei scudetti, tre Coppe dei Campioni/Champions League e 81 partite con la Nazionale italiana, oltre al titolo mondiale del 1982. Ma il valore di Baresi va oltre le statistiche. Era il leader silenzioso che non aveva bisogno di alzare la voce per essere ascoltato.

Nel 1994 visse uno dei momenti più dolorosi della sua carriera nella finale mondiale contro il Brasile. Dopo aver guidato l’Italia fino all’ultimo atto, sbagliò il primo rigore della serie decisiva. Le sue lacrime in diretta televisiva commossero il Paese e mostrarono il lato più umano di un campione spesso descritto come imperturbabile.

Dopo il ritiro nel 1997, il Milan decise di ritirare la storica maglia numero 6, un onore riservato a pochissimi. Negli anni successivi continuò a servire il club in diversi ruoli dirigenziali, mantenendo un legame indissolubile con i colori rossoneri. Nel 2025 era stato operato per un nodulo polmonare e negli ultimi mesi era apparso pubblicamente a San Siro e durante la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026, quando fu tra gli ultimi tedofori della fiamma olimpica.

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