Il profilo di “U Mastru” e la centralità nella Locride
Giuseppe Commisso è stato indicato per anni come uno dei principali riferimenti della ’ndrangheta nel mandamento jonico, legato alla cosca di Siderno che porta il suo nome. Il soprannome “U Mastru” è ricorrente in molte ricostruzioni giudiziarie che hanno tentato di delineare equilibri, alleanze e assetti decisionali dell’organizzazione sul territorio.
La sua figura emerge in numerose inchieste e procedimenti che, nel tempo, hanno ricostruito la struttura operativa della cosca e le sue proiezioni fuori regione e oltreconfine. L’attenzione investigativa si è concentrata anche sulla capacità del gruppo di inserirsi in contesti economici e logistici strategici, con ramificazioni capaci di superare i confini locali.
Commisso venne arrestato nel 2010 nell’ambito dell’operazione Crimine, nella quale è stato indicato come vertice della cosiddetta “provincia”, organismo descritto nelle indagini come un direttorio della ’ndrangheta reggina.
Condanne e principali passaggi giudiziari
Sul piano processuale, nel 2012 Commisso è stato condannato, con rito abbreviato, a 14 anni e 8 mesi di reclusione. A quella sentenza si è aggiunta, nel 2015, una ulteriore condanna a 20 anni in relazione a infiltrazioni negli appalti pubblici, nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla Polizia di Stato.
La posizione giudiziaria di “U Mastru” è stata quindi segnata da provvedimenti e pronunce che ne hanno delineato un profilo considerato di alto livello, con contestazioni che hanno riguardato sia l’assetto interno dell’organizzazione sia le proiezioni verso settori economici sensibili.
Il regime di 41-bis applicato durante la detenzione rientra nelle misure previste per impedire contatti e comunicazioni con l’esterno, particolarmente rilevanti per soggetti ritenuti in grado di mantenere un ruolo di indirizzo o collegamento. Anche questo elemento contribuisce a spiegare l’attenzione sulla ricostruzione delle ultime ore e sulle procedure seguite.
Leggi anche: Caos nel paese, gruppi armati nella capitale! Rischio colpo di Stato
Operazione Crimine e traffici internazionali
Tra gli elementi considerati centrali nelle indagini avviate con l’operazione Crimine del 2010 vi sono state intercettazioni ambientali effettuate nella lavanderia di Siderno “Ape Green”, attività di cui Commisso era titolare. Quel luogo, secondo gli investigatori, sarebbe stato utilizzato come base operativa della cosca e come punto di contatto con altre figure apicali della ’ndrangheta.
Le ricostruzioni investigative hanno inoltre evidenziato un sistema ritenuto strutturato e radicato, con un peso rilevante nel traffico di stupefacenti e in altri affari illeciti. Secondo gli investigatori, le rotte del narcotraffico avrebbero avuto approdi anche attraverso il porto di Gioia Tauro, indicato da tempo come uno degli snodi logistici più rilevanti del Mediterraneo.
Con la morte di “U Mastru” si chiude la parabola di un nome indicato per anni tra i vertici operativi della ’ndrangheta calabrese. Resta ora centrale l’esito degli accertamenti sul decesso, chiamati a chiarire definitivamente ogni aspetto ancora oggetto di versioni differenti.