Vai al contenuto
Questo sito contribuisce alla audience di

“È una setta, mi dimetto”. Esplode lo storico partito italiano: accuse gravissime

L’attacco a Matteo Hallissey e il richiamo al metodo nonviolento

Tra i principali destinatari delle critiche figura Matteo Hallissey, presidente di Radicali Italiani. Blengino gli attribuisce «una concezione proprietaria del partito» e sostiene che l’organizzazione sarebbe diventata «ormai ostaggio di una setta politica nella quale la fedeltà personale prevale sulle competenze e gli organi statutari sono ridotti a strumenti di ratifica di decisioni assunte altrove».

L’espressione usata dall’ex segretario ha avuto un forte impatto nel dibattito politico, perché richiama una contestazione radicale della gestione interna. Le dichiarazioni, tuttavia, restano la posizione di Blengino e si inseriscono in un conflitto che dovrà essere affrontato nelle sedi del movimento. La questione riguarda la distribuzione delle responsabilità, l’autonomia degli organismi e il peso delle diverse componenti nella definizione della linea politica.

In un video pubblicato sulla propria pagina Facebook, Blengino ha anche denunciato un cambio di impostazione nel modo di condurre le battaglie politiche. «Abbiamo trasformato il nostro metodo di lotta politica nella ricerca ossessiva, compulsiva, ostinata del nemico, della persona da annientare e non dell’avversario e non del soggetto con cui dialogare, con cui scontrarsi. E questa è una differenza fondamentale tra un metodo non violento e un metodo che non ha nulla a che fare con una politica non violenta. Non combattiamo i privilegi, non combattiamo le leggi, il sistema politico che regala quei privilegi, ma combattiamo i singoli, il nemico diventa il singolo, la personalizzazione sistematica del conflitto».

Il riferimento alla nonviolenza è particolarmente significativo nella tradizione radicale. Nel corso degli anni, scioperi della fame, iniziative referendarie, disobbedienza civile e campagne di informazione sono stati presentati come strumenti di pressione politica nonviolenta. Per Blengino, il ricorso a una dialettica incentrata sull’individuazione di avversari personali rappresenterebbe quindi un allontanamento dalla storia e dall’identità del soggetto politico.

Le pressioni denunciate e le presunte minacce

Nel suo intervento, l’ex segretario ha riferito anche di aver subito pressioni e intimidazioni nel periodo precedente alle dimissioni. Il passaggio più grave riguarda un episodio che sarebbe avvenuto dopo il diniego di un rimborso relativo a una piattaforma digitale, la cui scadenza, secondo la sua ricostruzione, andava oltre il termine del congresso.

«Negli ultimi mesi ho subito pressioni personali politiche, insulti e comportamenti intimidatori di fronte all’ipotesi di volermi allontanare da questo sistema. Due o tre settimane fa ho negato un rimborso per una piattaforma digitale il cui abbonamento scade oltre il termine del congresso e che quindi, in qualità di segretario e legale rappresentante del partito, ho ritenuto di non rinnovare proprio perché c’è il Congresso. Il risultato di questa mia azione è stato trovarmi due persone sotto casa e, poi, ci sono state delle velate minacce di morte».

La denuncia descrive un quadro molto serio, che supera il piano del dissenso politico e organizzativo. Blengino ha collegato tali episodi alla sua volontà di prendere le distanze dall’attuale sistema interno. Sulle circostanze specifiche richiamate dall’ex segretario, eventuali accertamenti competono alle autorità e alle sedi competenti, qualora venissero attivate.

Firme, tesoreria e la tensione con Più Europa

Un altro capitolo della vicenda riguarda le iniziative di piazza e la gestione finanziaria. Blengino ha sostenuto che alcuni militanti avrebbero ricevuto intimidazioni dopo aver segnalato l’assenza di autenticatori presso alcuni banchetti. «Alcune di quelle firme, sono state raccolte in maniera irregolare», ha dichiarato, sollevando un tema rilevante per qualunque campagna basata sulla raccolta di sottoscrizioni.

L’ex segretario ha poi fatto riferimento alle note di tesoreria legate alla campagna Stop Tassa Etica. «Negli ultimi due comitati nazionali la nostra tesoriera, Patrizia De Grazia, ha dato dei numeri relativi alle note di tesoreria falsi», ha affermato. Anche in questo caso, la contestazione riguarda dati e valutazioni attribuiti da Blengino alla gestione amministrativa del partito.

Nel quadro delineato dall’ex dirigente entra inoltre la complessa relazione fra Radicali Italiani e Più Europa. Blengino denuncia il possibile utilizzo della struttura radicale nel confronto tra le componenti riconducibili a Riccardo Magi e Benedetto Della Vedova, accusando i vertici di piegare risorse e attività del movimento a una disputa esterna.

«la scarsa trasparenza di alcune iniziative, tra cui la campagna Stop Tassa Etica, e il tentativo di trasformare Radicali Italiani in uno strumento di guerra interna a Più Europa, al servizio di ambizioni personali che nulla hanno a che vedere con le nostre battaglie. Non intendo prestare ulteriormente il mio nome, il mio ruolo e la mia responsabilità a questa degenerazione. Insieme a me, altri dirigenti di Radicali Italiani hanno deciso di rassegnare le proprie dimissioni dagli organi del partito. Ritengo che non si possano rimproverare a Più Europa le carenze democratiche e organizzative senza avere il coraggio di guardare alle nostre ben più gravi carenze democratiche e organizzative. E, a proposito di Più Europa, non si può utilizzare un patrimonio politico, le risorse economiche, il lavoro dei militanti di un partito per alimentare una guerra che ha come unico obiettivo la conquista di un altro partito e l’annientamento dell’avversario».

Pagine: 1 2 3
powered by Romiltec

©Caffeina Media s.r.l. 2026 | P. IVA: 13524951004


Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure