
A quasi vent’anni dall’omicidio che ha sconvolto l’Italia, il caso di Chiara Poggi torna al centro dell’attenzione con elementi che potrebbero cambiare radicalmente la ricostruzione finora conosciuta. Una nuova perizia, ancora secretata, starebbe aprendo a scenari inediti sulla dinamica dell’aggressione, sui tempi della morte e persino sull’arma utilizzata.
Dettagli che, se confermati, rischiano di rimettere in discussione certezze consolidate nel tempo, inclusa la posizione di Alberto Stasi.

La nuova perizia e i tre punti chiave dell’indagine
La consulenza firmata dall’anatomopatologa Cristina Cattaneo, consegnata il 23 febbraio alla Procura di Pavia, si concentra su tre elementi fondamentali: l’orario della morte, la dinamica dell’omicidio e l’arma del delitto.
Secondo le indiscrezioni, Chiara Poggi sarebbe stata uccisa almeno mezz’ora dopo aver fatto colazione. Questo dettaglio temporale non è secondario: spostare in avanti l’ora del delitto significherebbe infatti incidere direttamente sulle ricostruzioni investigative precedenti.
In particolare, un orario diverso potrebbe avere implicazioni rilevanti sull’alibi di Alberto Stasi, che secondo la versione processuale si trovava già a casa a lavorare al computer nelle prime ore della mattina.
La dinamica dell’aggressione: non più un’azione fulminea
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la dinamica dell’omicidio. In passato si è sempre parlato di un’aggressione rapida, quasi immediata. Le nuove analisi, invece, suggerirebbero uno scenario molto diverso.
Secondo queste ricostruzioni, Chiara Poggi avrebbe lottato con il suo aggressore in maniera prolungata. Sul corpo della giovane sarebbero presenti lividi e abrasioni su braccia e gambe, segni compatibili con un tentativo di difesa.
Questo elemento assume un peso ancora maggiore alla luce delle tracce biologiche rinvenute sotto le unghie della vittima, che – secondo le nuove indagini – potrebbero essere riconducibili a Andrea Sempio. Se confermato, questo dato rafforzerebbe l’ipotesi di una colluttazione diretta tra vittima e aggressore, modificando profondamente la lettura dell’intero delitto.
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