I “pizzini” e i messaggi in codice
Un altro dettaglio che potrebbe rivelarsi decisivo riguarda alcuni biglietti ritrovati nella stanza delle due ragazze. La Procura di Sulmona li sta analizzando con attenzione. Si tratterebbe di messaggi in codice, dei cosiddetti “pizzini”, che potrebbero indicare comunicazioni con persone esterne alla casa famiglia.
Se il contenuto dovesse confermare contatti pregressi, l’intera ricostruzione potrebbe prendere una direzione molto diversa.
Nel frattempo emerge anche un altro dettaglio: secondo il fidanzato, la madre avrebbe scritto alle figlie una lettera annunciando l’intenzione di raggiungerle nella struttura, anche contro la loro volontà.

Le ricerche si allargano tra Abruzzo e Lazio
Le operazioni di ricerca sono state estese su un’area molto vasta. Le forze dell’ordine stanno battendo sia il territorio di Minturno, zona d’origine della famiglia, sia diverse aree dell’Abruzzo. Sotto osservazione ci sono il Lago di Barrea, casolari abbandonati, grotte e strutture isolate lungo i collegamenti tra Castel di Sangro, Avezzano e Passo Godi.
Nelle ultime ore sono stati impiegati anche droni e cani molecolari per ampliare il raggio operativo.
La denuncia del padre e i sospetti sempre più forti
Nelle ultime ore il padre delle ragazze ha presentato una nuova denuncia contro i responsabili della casa famiglia, accusandoli di non aver vigilato adeguatamente sulle figlie. L’ipotesi contestata è quella di abbandono di minori. Il presidente della struttura, Maurizio Volpini, ha respinto ogni accusa, ribadendo la correttezza dell’operato.
Ma a colpire sono soprattutto le parole del padre: “Ho tanti sospetti, ma non posso dare la colpa a nessuno. Escludo però una fuga solitaria”.
Parole che alimentano ancora di più il mistero attorno a una vicenda che, giorno dopo giorno, continua ad aprire nuovi scenari investigativi.