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“Eccoli, sono loro”. Piccolo Domenico, chi sono i medici indagati per la sua morte

Immagine collegata al caso del bambino e del trapianto di cuore

C’è una cartella corposa sulla scrivania della Procura di Napoli, un fascicolo che racconta una storia dolorosa e complessa. Dentro ci sono atti, relazioni, nomi eccellenti della cardiochirurgia italiana e, soprattutto, la vicenda del piccolo Domenico Caliendo, due anni, gravemente cardiopatico.

La sua morte, avvenuta all’ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto di cuore non riuscito, ha acceso i riflettori su uno dei centri di riferimento del Mezzogiorno. Oggi l’inchiesta conta sette medici indagati e un’ipotesi di reato che potrebbe cambiare volto. Ma per comprendere davvero la portata della vicenda bisogna entrare nei dettagli, uno dopo l’altro, seguendo il filo di quanto riportato da Fanpage.

La madre del bambino durante l’attesa in ospedale

Medici indagati: l’inchiesta sulla morte di Domenico

La Procura procede, al momento, per lesioni colpose gravissime, ma l’ipotesi potrebbe essere rivalutata in omicidio colposo con dolo eventuale, come richiesto dalla difesa della famiglia. A coordinare l’inchiesta sono il sostituto procuratore Giuseppe Tittaferrante e il procuratore aggiunto Antonio Ricci, mentre il procuratore capo Nicola Gratteri è costantemente aggiornato sugli sviluppi.

Trapianto fallito al Monaldi di Napoli, chi sono i medici indagati per la morte di Domenico

Indagine sui medici del Monaldi: cosa succede

I medici indagati sono tutti in forza al Monaldi, struttura afferente all’azienda ospedaliera Dei Colli. Nessuno di loro, finora, ha rilasciato dichiarazioni ai media. Un silenzio che, come spesso accade nei casi di presunta colpa medica, precede eventuali perizie, consulenze tecniche e relazioni destinate a pesare in un eventuale processo.

Secondo quanto riportato da Fanpage, l’indagine ruota attorno a diversi punti cruciali: il numero degli indagati, salito a sette; il ruolo centrale del team di cardiochirurgia pediatrica; le tempistiche dell’intervento; la gestione del cuore destinato al trapianto; la vicenda del ghiaccio secco che avrebbe “bruciato” l’organo; e la possibile riqualificazione del reato contestato.

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