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“Elezioni anticipate”. Bocciati i decreti, il governo ora traballa: terremoto politico

Il governo di Pedro Sánchez è stato sconfitto al Parlamento spagnolo sui due decreti predisposti per affrontare la crisi abitativa. Il voto delle Cortes ha respinto entrambi i provvedimenti, mettendo in evidenza la difficoltà dell’esecutivo Psoe-Sumar nel tenere insieme una maggioranza già frammentata. La battuta d’arresto riporta al centro del dibattito la tenuta della legislatura e l’ipotesi, per ora non formalizzata, di elezioni anticipate.

Decreti sulla casa respinti alle Cortes

Il primo decreto è stato bocciato con 178 voti contrari e 172 favorevoli. Il secondo testo ha raccolto 166 sì, a fronte di 184 no. Si tratta di numeri che certificano una sconfitta politica rilevante per il governo, considerato che le norme erano state presentate come una risposta urgente all’aumento degli affitti e alle crescenti difficoltà di accesso alla casa in molte aree della Spagna.

Decisiva è stata la posizione di Junts per Catalunya, la formazione catalana guidata da Carles Puigdemont. Il partito aveva già espresso riserve prima del voto e ha poi scelto di non sostenere i decreti. Senza i suoi voti, l’esecutivo non è riuscito a raggiungere la maggioranza necessaria. Secondo quanto emerso dal confronto parlamentare, Junts avrebbe chiesto un impianto differente, con tutele più ampie per i proprietari di immobili.

La sconfitta non determina automaticamente la fine del governo, ma rende più complessa la gestione dei prossimi provvedimenti. Sánchez deve infatti continuare a cercare, di volta in volta, un’intesa con forze politiche diverse, alcune delle quali hanno interessi e priorità non sempre coincidenti. Il voto sulla casa ha mostrato come anche dossier considerati centrali dall’esecutivo possano trasformarsi in un passaggio delicato per gli equilibri della coalizione parlamentare.

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