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“Elezioni anticipate”. Bocciati i decreti, il governo ora traballa: terremoto politico

Le misure contestate e il nodo degli affitti

I testi presentati dal governo Psoe-Sumar prevedevano interventi sul mercato delle locazioni e un rafforzamento delle protezioni per le persone considerate più esposte. Tra le misure discusse figuravano nuove garanzie contro gli sfratti, disposizioni rivolte a contrastare alcune pratiche di speculazione immobiliare e interventi sugli affitti turistici. Il pacchetto includeva inoltre il rinnovo automatico dei contratti di locazione in specifiche circostanze, uno dei punti che ha raccolto le maggiori contestazioni.

Secondo il governo, queste norme avrebbero offerto una risposta immediata alle famiglie colpite dall’aumento degli affitti. Sánchez ha difeso l’impianto dei decreti fino al voto, chiedendo ai deputati di concentrarsi sulle difficoltà abitative piuttosto che sulle convenienze politiche. L’esecutivo ritiene che, senza protezioni più incisive, le persone con minori risorse rischino di subire le conseguenze più pesanti della crescita dei prezzi e della scarsità di alloggi disponibili.

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Opposizioni e proprietari chiedono più offerta

Di segno opposto è la posizione del Partito Popolare, principale forza di opposizione. Il centrodestra contesta l’efficacia di una strategia fondata soprattutto su vincoli e decreti e sostiene che il problema debba essere affrontato aumentando l’offerta di abitazioni. Secondo questa impostazione, servirebbero nuovi alloggi, condizioni favorevoli alla costruzione e misure capaci di incrementare il numero di case disponibili sul mercato, con l’obiettivo di ridurre la pressione sui prezzi.

Anche Junts ha evidenziato il rischio che alcune disposizioni possano scoraggiare i proprietari dal mettere immobili in affitto, restringendo ulteriormente l’offerta. Il governo respinge questa lettura e continua a indicare le tutele per gli inquilini come una priorità. La bocciatura dei decreti lascia quindi aperto il nodo politico e sociale della emergenza abitativa in Spagna: nelle prossime settimane Sánchez dovrà verificare se esistono margini per un nuovo testo condiviso, mentre la prospettiva delle elezioni anticipate resta sullo sfondo.

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