La guerra in Iran e il nodo dei prezzi del carburante
Trump ha collegato almeno in parte l’esito delle elezioni Usa alle conseguenze economiche del conflitto con l’Iran. Al Wall Street Journal ha però ribadito di non avere cambiato posizione: “Ho fatto la cosa giusta, lo rifarei”.
In una seconda intervista, al New York Times, il presidente ha sostenuto che gli elettori non fossero contrari alla guerra in sé, ma potessero essere preoccupati dalle ricadute sui prezzi dell’energia. «La questione dell’Iran non li disturba, ma probabilmente non erano contenti dei prezzi del petrolio», ha spiegato.
Nelle ore precedenti alla chiusura dei seggi, Trump aveva anche escluso un attacco immediato contro Teheran. Al Financial Times aveva dichiarato: «Sembra che stiamo ottenendo tutto ciò che vogliamo».

Il veto presidenziale e il confronto con il nuovo Congresso
La risposta della Casa Bianca alla nuova configurazione del Congresso passa dal veto. Trump ha anticipato che intende utilizzare con decisione questo potere, qualora i democratici presentassero provvedimenti incompatibili con la sua linea politica.
“Il potere di veto è uno dei poteri più forti nelle mani di un presidente”, ha detto a Fox News. Poi ha aggiunto: “Mi manderanno provvedimenti folli e io metterò il veto. Dopo un paio di mesi di veti chiameranno e diranno: ‘Come facciamo a portare a termine queste cose?’. A quel punto lavoreremo insieme”.
Nel corso della notte Trump ha pubblicato su Truth un’immagine con la parola “Veto” e ha rivendicato di essere pronto a servirsi di poteri molto ampi. In precedenza aveva dichiarato di avere «il potere supremo, si chiama veto», citando anche la recente decisione della Corte Suprema nel caso Trump contro Slaughter.
Il presidente ha inoltre scritto che, con il suo nome sulla scheda, i repubblicani avrebbero ottenuto un risultato diverso: «Non ero sulla scheda elettorale e, se lo fossi stato, avremmo vinto CON UNA VITTORIA SCHIACCIANTE!».

Senato, i seggi decisivi e l’avanzata democratica
La conquista del Senato passa da una serie di risultati rilevanti in Stati dove il margine appariva ristretto o dove i repubblicani avevano prevalso alle presidenziali del 2024. In Ohio Sherrod Brown ha superato il repubblicano Jon Husted, mentre in Kansas Adam Hamilton ha battuto Roger Marshall secondo Decision Desk.
In North Carolina il seggio è andato all’ex governatore democratico Roy Cooper. In New Hampshire Chris Pappas ha sconfitto John Sununu, mantenendo la posizione democratica. In Georgia Jon Ossoff ha conservato il proprio seggio superando Mike Collins.
Un altro elemento di attenzione è arrivato dal Texas, dove le proiezioni del New York Times davano James Talarico in forte vantaggio sul repubblicano Ken Paxton. Il quotidiano gli attribuiva una probabilità del 90% di vittoria, sulla base soprattutto dei risultati del voto anticipato.
Le stime del New York Times, prima dell’assegnazione definitiva, indicavano i democratici al 95% di probabilità di conquistare entrambe le Camere. Nel corso dello scrutinio erano segnalate competizioni ancora aperte anche in Michigan, Maine e South Carolina.
Camera dei Rappresentanti, vittorie nei collegi contesi
La Camera è stata assegnata ai democratici dalle proiezioni di Reuters e, successivamente, anche dal network conservatore Newsmax. A pesare sarebbero state le affermazioni dei candidati liberal in collegi tradizionalmente favorevoli al Partito repubblicano.
In Florida i democratici hanno difeso i distretti 14 e 25, interessati dal ridisegno delle mappe elettorali voluto dai repubblicani. Anche altri collegi dello Stato, tra cui il 22, hanno rappresentato un banco di prova per misurare l’effetto del gerrymandering sul voto di metà mandato.
In Indiana, i primi dati avevano evidenziato una crescita democratica rispetto al 2024. Nel quinto distretto J.D. Ford ha poi ottenuto un vantaggio netto sulla deputata repubblicana uscente Victoria Spartz.
Governatori, i risultati da Wisconsin a Iowa
La notte elettorale ha prodotto risultati significativi anche nelle sfide per i governatorati. In Wisconsin David Crowley ha battuto il repubblicano Tom Tiffany, diventando il primo governatore afroamericano nella storia dello Stato.
In Iowa Rob Sand ha sconfitto Zach Lahn: è il primo democratico eletto alla guida dello Stato dal 2006. La sua campagna si era concentrata su toni moderati, sui dazi commerciali della Casa Bianca e sui costi legati alla guerra in Iran.
In Colorado Phil Weiser ha conquistato il governatorato, mantenendo lo Stato sotto guida democratica, mentre Kathy Hochul è stata rieletta a New York. Josh Shapiro ha ottenuto un nuovo mandato in Pennsylvania e JB Pritzker è stato confermato governatore dell’Illinois per la terza volta.
Elezioni Usa, un Congresso diviso e due anni di scontro politico
La nuova maggioranza democratica apre una fase di confronto istituzionale destinata a segnare il resto della presidenza Trump. Il Congresso potrà intervenire sull’attività dell’amministrazione attraverso inchieste, audizioni e iniziative legislative, mentre il presidente potrà opporre il veto alle norme approvate dall’opposizione.
Trump aveva avvertito i suoi sostenitori che una vittoria democratica avrebbe potuto riaprire il tema dell’impeachment. Resta da chiarire quale sarà l’orientamento concreto della nuova maggioranza su questo fronte e su altri dossier politici.
Il dato consolidato è la perdita del controllo repubblicano su Camera e Senato. Per Washington si apre quindi una fase di equilibrio più fragile, nella quale ogni provvedimento richiederà negoziati difficili tra la Casa Bianca e un Congresso passato all’opposizione.
