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Eventi meteo estremi in Italia: la mappa delle regioni a rischio

C’è un elemento che potrebbe rendere particolarmente delicato l’arrivo dell’autunno in Italia. Non si trova sulle montagne, né nelle città già alle prese con gli effetti del caldo estivo, ma sotto la superficie del Mediterraneo. Il mare, infatti, ha accumulato una quantità di calore fuori dall’ordinario e alcune zone hanno raggiunto valori termici eccezionali. È proprio questo dettaglio a preoccupare gli esperti, perché quando l’acqua del mare è molto calda aumenta anche la quantità di energia e umidità che può essere trasferita all’atmosfera. E nei prossimi mesi alcune aree del Paese potrebbero trovarsi in una posizione particolarmente delicata.

Temperature fino a 30 gradi

I dati del Copernicus Marine Service hanno evidenziato nelle ultime settimane temperature del Mediterraneo comprese in diverse zone tra i 28 e i 30 °C. Non si tratta soltanto di numeri elevati in valore assoluto: a destare attenzione sono soprattutto le anomalie rispetto alle medie stagionali.

Nel Golfo del Leone, tra le coste della Spagna e quelle francesi, l’anomalia avrebbe raggiunto addirittura i 6 °C oltre la media. Un mare così caldo può avere conseguenze importanti sugli ecosistemi marini, ma non soltanto. L’acqua rappresenta infatti un enorme serbatoio di energia che può interagire con l’atmosfera e contribuire, quando si verificano le condizioni favorevoli, allo sviluppo di sistemi temporaleschi particolarmente intensi.

Il meccanismo è legato soprattutto all’evaporazione. Quando la superficie marina presenta temperature molto elevate, può trasferire maggiore quantità di vapore acqueo nell’atmosfera. Quest’ultimo diventa uno degli ingredienti disponibili per la formazione delle nubi e delle precipitazioni.

Un recente studio della NASA coordinato dal ricercatore Hartmut Aumann ha analizzato proprio il rapporto tra temperature superficiali degli oceani tropicali e sviluppo delle tempeste. Secondo la ricerca, quando la superficie supera i 28 °C, le condizioni diventano particolarmente favorevoli alla formazione di fenomeni estremi. Gli autori hanno inoltre stimato che per ogni ulteriore grado Celsius si possa verificare un incremento del 21% delle tempeste violente.

L’effetto del cambiamento climatico

Il quadro diventa ancora più significativo se inserito nella tendenza generale del riscaldamento globale. L’aumento della concentrazione di anidride carbonica e degli altri gas serra sta contribuendo al riscaldamento degli oceani, con conseguenze che possono ripercuotersi anche sulla frequenza e sull’intensità di alcuni fenomeni meteorologici.

Secondo le stime riportate nello studio della NASA, gli oceani tropicali potrebbero riscaldarsi ulteriormente nei prossimi decenni. Un aumento di circa 3 °C entro la fine del secolo, nello scenario considerato, potrebbe tradursi in una crescita molto significativa degli eventi estremi.

Anche un’altra ricerca, realizzata in Cina, ha evidenziato un possibile legame tra le ondate di calore marine e la gravità delle alluvioni, arrivando a stimare un incremento delle vittime fino al 30% quando le precipitazioni estreme vengono alimentate da condizioni di mare particolarmente caldo.

È in questo scenario che il professor Luigi Fontana, dell’Università di Sydney, ha utilizzato un’immagine particolarmente efficace per descrivere la situazione: quella di una gigantesca batteria termica.

L’idea parte dall’enorme quantità di energia contenuta nell’acqua marina quando le temperature sono superiori alla norma. Secondo i calcoli riportati dal docente, considerando un’anomalia di 3 °C nei primi 20 metri di mare, si arriverebbe a circa 245 milioni di joule per metro quadrato. Trasportando il calcolo su un chilometro quadrato, la quantità di energia raggiungerebbe circa 245.000 miliardi di joule, equivalenti a circa 68 GWh.

A questo si aggiunge l’umidità che il mare caldo può trasferire all’atmosfera. In presenza delle condizioni meteorologiche adatte, l’energia e il vapore acqueo possono contribuire a sostenere sistemi nuvolosi e precipitazioni intense.

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La mappa delle zone italiane da osservare

Il punto fondamentale, però, è che il calore del Mediterraneo non permette di stabilire in anticipo dove colpirà un’alluvione o un temporale estremo. Non esiste quindi una previsione precisa degli eventi, ma soltanto l’individuazione di alcune aree che, in determinati periodi dell’autunno, potrebbero presentare condizioni climatiche più favorevoli a fenomeni intensi.

Secondo la mappa elaborata dal professor Fontana, la prima finestra temporale da osservare sarebbe quella compresa tra il 25 settembre e il 15 ottobre.

In questa prima fase l’attenzione si concentra soprattutto su Liguria e alta Toscana. A giocare un ruolo sarebbe la temperatura elevata del Mar Ligure, combinata con eventuali correnti provenienti da sud cariche di umidità.

L’orografia della zona rappresenta un ulteriore elemento da considerare: l’aria umida può essere costretta a risalire quando incontra i rilievi dell’Appennino ligure e delle Alpi Apuane. La particolare conformazione del territorio rende queste aree storicamente esposte anche a episodi di precipitazioni molto intense e improvvise.

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