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Fakir morto a Bologna, la famiglia rompe il silenzio: parole strazianti

Fakir morto a Bologna, la famiglia rompe il silenzio: parole strazianti

Una morte che continua a sollevare interrogativi, mentre il dolore dei familiari si intreccia con l’attesa di risposte. A pochi giorni dalla tragedia che ha scosso Bologna, la famiglia di Abderrahim Fakir rompe il silenzio e chiede di fare chiarezza su quanto accaduto durante il fermo nel quartiere Pilastro.

Fakir morto a Bologna, la famiglia rompe il silenzio: parole strazianti

Abderrahim Fakir, la famiglia chiede verità dopo il video della morte

«Mi è crollato il mondo addosso, ho perso mio fratello, voglio sapere perché». Sono le parole affidate alla stampa da Mohamed Fakir, fratello del 42enne morto domenica scorsa durante un intervento delle forze dell’ordine.

Come riporta Leggo, la famiglia ha scelto il momento della Sadaqa, la cena comunitaria organizzata in memoria di Abderrahim, per lanciare un appello alla verità e alla giustizia. Mohamed, dopo aver visto il filmato dell’accaduto, ha espresso i suoi dubbi sulla dinamica: «Quello che ho visto al Pilastro non era il fratello che conosco io. Mio fratello si è sempre comportato con grande dignità. È difficilissimo che si comportasse così e, da quanto ho visto nel video, vuol dire che qualcosa non andava».

Il familiare ha però evitato accuse dirette: «Non voglio condannare nessuno, però purtroppo è successo. È una tragedia che ormai non si può cancellare». Poi ha ribadito la fiducia nella magistratura: «Ho fiducia nella giustizia italiana, ho fiducia nella magistratura. In ogni aula di tribunale c’è scritto che la legge è uguale per tutti. Io chiedo soltanto che venga fuori la verità».

Fakir morto a Bologna, la famiglia rompe il silenzio: parole strazianti

Abderrahim Fakir, il dolore della sorella e l’appello contro la vendetta

Anche Khadija, sorella di Abderrahim Fakir, ha raccontato il proprio dolore attraverso una lettera letta davanti ai giornalisti riuniti al Pilastro. Un racconto drammatico, legato al momento in cui ha visto il corpo del fratello.

«Il mondo mi è crollato addosso. In quell’istante non ero più in me, il buio mi ha inghiottita e la disperazione mi ha fatto urlare una parola terribile. Ho detto che volevo vendetta. Sono qui per dirvi che quella parola non appartiene al mio cuore. Non ero io a parlare in quel momento, era il mio strazio».

La famiglia ha poi chiarito che la richiesta non è quella di una reazione emotiva, ma di un percorso giudiziario: «La vendetta porta solo altra rabbia, altra distruzione, altro dolore in una città che è già ferita». E ancora: «Vogliamo la verità, vogliamo capire perché mio fratello oggi non respira più. Vogliamo che chi ha sbagliato si assuma le proprie responsabilità, ma che questo accada nelle aule del tribunale, non distruggendo le nostre strade».

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