
Bologna continua a essere attraversata da forte emozione e tensione dopo la morte di Abderrahim Fakir, il 48enne deceduto il 19 luglio durante un intervento delle forze dell’ordine, mentre era ammanettato. Un filmato di pochi minuti, diffuso sui social e rilanciato dai media, è bastato ad alimentare un’ondata di indignazione che ha portato migliaia di persone a scendere in piazza nelle ore successive per chiedere verità e giustizia. Nel frattempo, però, il quadro dei fatti si sta arricchendo di nuovi elementi: ulteriori immagini e testimonianze stanno contribuendo a ricostruire quanto accaduto prima dell’intervento nei garage del Pilastro, mentre la Procura di Bologna prosegue gli accertamenti per chiarire la dinamica dell’accaduto e valutare ogni circostanza utile ad accertare eventuali responsabilità.
Prima dell’intervento nei garage del Pilastro e della morte avvenuta il 19 luglio, Abderrahim Fakir avrebbe già manifestato condizioni di forte disagio. Nuovi filmati diffusi nelle ultime ore contribuiscono a ricostruire i momenti precedenti all’arrivo delle forze dell’ordine, mentre la Procura di Bologna prosegue gli accertamenti sull’intera vicenda.

Abderrahim Fakir e il precedente accesso al pronto soccorso
Secondo quanto riportato, circa un mese prima della sua morte Abderrahim Fakir si era rivolto al pronto soccorso dell’ospedale Maggiore di Bologna. Il 20 giugno l’uomo era arrivato in ambulanza con lesioni a un polso, considerate compatibili con possibili gesti autolesionistici.
Non risulterebbe seguito dal Centro di salute mentale, ma in quell’occasione avrebbe chiesto di poter parlare con uno psichiatra. L’accesso era stato classificato come codice azzurro: un elemento che, al momento, è stato acquisito nell’ambito della ricostruzione dei fatti.

Fakir morto a Bologna: i video nei garage del Pilastro
Domenica 19 luglio, nei garage di via Svevo, nel quartiere Pilastro, alcune immagini trasmesse da La7 e Rai mostrano Fakir prima dell’arresto. Nei video l’uomo appare a terra, senza scarpe e in evidente stato di agitazione.
Fakir urla “Aiuto”, si porta ripetutamente le mani alla testa e sembra pronunciare la frase “Aiuto, mi vogliono ammazzare”. In seguito si rialza, colpisce alcune saracinesche e cammina con le braccia alzate.
Un agente, già sul posto, gli dice a distanza “devi stare calmo”. L’uomo, tuttavia, lo interrompe. Le immagini precedono la fase più concitata dell’intervento, ora al centro delle indagini.
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