
Una telefonata notturna avvenuta tra l’8 e il 9 gennaio è diventata un passaggio chiave nelle verifiche sull’omicidio di Federica Torzullo. Gli investigatori stanno concentrando l’attenzione su eventuali contatti telefonici riconducibili a Claudio Carlomagno, ritenendo che una chiamata effettuata o ricevuta nelle ore immediatamente successive all’aggressione possa incidere sulla ricostruzione dei fatti.
Con il proseguire degli accertamenti, viene valutata anche l’ipotesi che l’uomo non abbia agito da solo. A quasi tre settimane dall’avvio delle indagini, gli inquirenti ritengono che un contributo rilevante possa arrivare dall’analisi di tre telefoni cellulari: quello dell’indagato e quelli dei genitori, Maria Messenio e Pasquale Carlomagno, deceduti in circostanze descritte come presunto doppio suicidio. Sotto esame anche i messaggi di addio inviati prima della loro morte.

Federica Torzullo: la pista della chiamata e l’ipotesi del complice
In base a quanto ricostruito finora, dopo l’omicidio Carlomagno non risulterebbe essersi incontrato con altre persone. Resta però aperta una questione centrale: se, nel corso di quella notte, abbia contattato qualcuno al telefono. L’attenzione è rivolta a una conversazione potenzialmente breve, anche eventualmente eliminata, che potrebbe aver avuto rilievo per la gestione delle ore successive al delitto.
Il ritrovamento del corpo e la ricostruzione della scomparsa
La ricostruzione della scomparsa, secondo gli atti, avrebbe retto per un periodo limitato. I messaggi inviati dal telefono di Federica alla madre e la successiva denuncia di scomparsa sarebbero rimasti in piedi meno di una settimana. Il 18 gennaio il corpo della donna, 41 anni, è stato trovato sepolto a oltre due metri di profondità nella sede della ditta di famiglia, in via Comunale San Francesco.