
C’è un aspetto della vicenda di Federica Torzullo che, più di ogni dettaglio investigativo, restituisce la portata umana della tragedia. Non riguarda i sopralluoghi, né le perizie tecniche, ma la voce di un bambino di dieci anni, rimasto improvvisamente senza madre e costretto a fare i conti con una realtà impossibile da comprendere fino in fondo.

L’omicidio e l’indagine sul compagno reo confesso
Al centro dell’inchiesta resta Claudio Carlomagno, compagno della vittima e reo confesso del femminicidio. Gli investigatori stanno verificando la compatibilità tra il suo racconto e gli elementi raccolti nella villa di Anguillara, indicata come luogo dell’aggressione.
Il lavoro degli inquirenti si muove su più livelli: ricostruzione della dinamica, analisi delle tracce e verifica dei tempi indicati dall’indagato. Restano ancora punti da chiarire, soprattutto sulle fasi successive all’omicidio.
La comunicazione al bambino e la richiesta che sconvolge i familiari
Il momento più delicato ha riguardato la comunicazione al figlio della morte di Federica. A raccontarlo è stata Stefania, sorella della vittima, che ha riferito come al bambino sia stato spiegato che la madre era stata trovata sepolta nel luogo di lavoro del padre.
La reazione è stata segnata dall’incredulità e dal bisogno di difendere la figura paterna. In questo contesto è emersa una domanda che ha colpito profondamente i familiari: il bambino ha chiesto se, in caso di arresto, avrebbe potuto continuare a vedere il padre. Una richiesta che restituisce la complessità emotiva di un minore travolto da una perdita totale.
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