
Non riesce ancora a varcare la soglia della casa di Vigevano, perché ogni dettaglio rimanda a lui. Flores Calderon, dimessa dall’ospedale Fatebenefratelli con un braccio ingessato e il collare cervicale, sta affrontando le conseguenze fisiche e soprattutto emotive della morte del compagno Ferdinando Favia, per lei “Rudy”, deceduto nell’episodio del tram deragliato. I due avrebbero dovuto sposarsi ad aprile.
In un’intervista rilasciata a Repubblica, Calderon ricostruisce gli ultimi momenti vissuti insieme e ripete una frase che sintetizza il senso di quanto accaduto: «È stato lui a salvarmi».

La giornata al consolato e i documenti per il matrimonio
Secondo il racconto della donna, quel giorno la coppia era appena uscita dal consolato del Perù. Erano in attesa degli ultimi documenti necessari per celebrare il matrimonio, programmato per aprile. «Era felice», spiega. «Mentre tornavamo a casa mi ha proposto di fermarci per un gelato. Non abbiamo fatto in tempo».
I due erano saliti sul tram 9 e si erano seduti negli ultimi posti del vagone, uno accanto all’altra: lui vicino al finestrino, lei dal lato corridoio. Calderon riferisce che stavano parlando anche del mezzo, definito moderno e da poco entrato in servizio, che avevano scelto anche per provarlo insieme.

Il deragliamento del tram e il gesto che le ha salvato la vita
La dinamica descritta dalla donna parla di un cambiamento improvviso durante la corsa. «Ha iniziato a correre all’improvviso», ricorda, aggiungendo che intorno a loro c’erano passeggeri di età diverse e che alcuni li avrebbe poi incontrati in ospedale.
Nei pochi istanti successivi, il vagone avrebbe perso stabilità. Calderon racconta: «È stato un attimo. Rudy mi ha spinta a terra. Io sono svenuta. Lui è stato sbalzato fuori dal finestrino».
La donna spiega di non aver visto direttamente l’impatto finale, perché avrebbe perso conoscenza subito dopo l’accaduto. Si sarebbe risvegliata durante le fasi dei soccorsi, con ferite e dolori, mentre veniva gestita l’emergenza.
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