Secondo tempo: la Germania si aggrappa al talento
Nella ripresa la panchina prova a scuotere la partita, e i tedeschi cercano energia nuova. Ma il Paraguay non si scompone: resta fedele al suo piano e, anzi, fiuta il colpo del raddoppio quando una disattenzione apre un varco improvviso. Serve ancora una volta un intervento decisivo di Neuer per evitare che la serata scivoli definitivamente via.
Il caldo, le gambe pesanti e l’ansia di dover recuperare rendono tutto più difficile. La Germania spinge, ma spesso in modo disordinato, finché un guizzo di classe rompe finalmente l’equilibrio emotivo della gara: Wirtz trova lo spazio per disegnare un cross preciso e Kai Havertz lo trasforma nel pareggio, anticipando la marcatura. L’1-1 riaccende il match e, per un attimo, sembra riaprire tutte le porte.
Finale e tempi supplementari: tra assedio, VAR e resistenza
Negli ultimi minuti dei tempi regolamentari la pressione tedesca diventa un’onda continua. Rientra anche Musiala, l’assetto cambia, la Germania torna su un sistema più naturale e prova a chiuderla con le forze fresche. Il Paraguay arretra, stringe i denti, e si salva anche grazie a Gill, capace di un intervento determinante su un colpo di testa ravvicinato.
Nei tempi supplementari l’inerzia sembra spostarsi definitivamente: la Germania trova persino la rete su palla inattiva con Tah, ma l’esultanza si spegne in un istante. Il Var richiama l’arbitro, arriva l’annullamento per un fallo su Gill, e quel dettaglio tiene in vita il Paraguay, trascinando tutti verso la resa dei conti più crudele e affascinante.
Calci di rigore: Paraguay glaciale, Germania eliminata
Dal dischetto cambia tutto: non contano più il possesso, i moduli, le trame. Contano il respiro, la mano ferma, lo sguardo. Il Paraguay è lucido, quasi imperturbabile, e mette insieme una serie di conclusioni pesanti come sentenze. La Germania resta attaccata fino all’ultimo, ma alla fine cede: è 5-4, ed è la parola fine.
Per Alfaro è un capitolo destinato a entrare nella storia del calcio paraguaiano; per Nagelsmann, invece, è l’ennesimo stop che pesa e che impone riflessioni sul futuro. E mentre i sudamericani avanzano e attendono la vincente di Francia-Svezia, i tedeschi lasciano il torneo con una domanda che rimbomba più forte di qualsiasi coro: com’è possibile che il controllo non basti più?