
C’è una regola scritta nello Statuto, rimasta per anni sullo sfondo, che ora torna a far rumore dentro il centrosinistra. Nel pieno della discussione sulla leadership e sulle prossime primarie, mentre il nome di Elly Schlein sembra dominare la scena, una possibilità rimasta finora sottotraccia riapre i giochi. È un dettaglio tecnico solo in apparenza, ma che in realtà può cambiare gli equilibri: la presenza di un secondo candidato interno al Partito Democratico. Una prospettiva che, come riporta Libero, sta iniziando a circolare con insistenza tra i corridoi dem.

Primarie Pd: la norma dello Statuto riemerge
Per capire da dove nasce questa ipotesi bisogna tornare al 2012, quando il Pd guidato da Pierluigi Bersani decise di modificare il proprio Statuto. Una scelta tutt’altro che casuale: serviva ad aprire la competizione interna e permettere anche a figure non segretarie di candidarsi alle primarie. Fu proprio quella modifica a consentire la discesa in campo di Matteo Renzi, allora sindaco di Firenze e volto emergente del partito.
Come riporta Libero, prima di quel cambiamento il meccanismo era rigidissimo: il candidato premier coincideva automaticamente con il segretario. Con la riforma, invece, si introdusse la possibilità di una candidatura alternativa, a patto di raccogliere un numero minimo di firme – circa il 10% dell’assemblea nazionale o una quota tra il 3 e il 4% degli iscritti. Una norma rimasta negli anni, ma oggi sorprendentemente ignorata nel dibattito pubblico.

Elly Schlein e primarie Pd: le parole di Franceschini
A riportare ordine nella discussione è stato Dario Franceschini, che ha ribadito due punti destinati a pesare nel confronto interno. Da un lato, la necessità di passare dalle primarie per scegliere il leader del centrosinistra; dall’altro, la centralità della figura di Schlein.
«Io credo che i meccanismi di scelta del leader nel nostro campo siano due: o si fa come la destra e si individua il leader del partito più grande o si fanno le primarie, che continuo a pensare siano il modo più trasparente e coinvolgente», ha spiegato. Una posizione netta, che – come riporta Libero – chiude alla possibilità di evitare la consultazione.
Sul ruolo della segretaria, poi, Franceschini è ancora più esplicito: «Nello statuto c’è scritto che è il segretario o la segretaria il candidato. Ma oltre allo statuto c’è la politica: Schlein è una vincente». Parole che rafforzano la sua posizione, ma che allo stesso tempo riportano l’attenzione proprio su quello Statuto che consente anche un’altra candidatura.
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