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Garlasco, a sorpresa si fa sentire Marco Poggi: cosa ha fatto sapere il fratello di Chiara

Immagine di Alberto Stasi durante le fasi del processo

La diffida di Marco Poggi ai periti informatici

Marco Poggi ha deciso di inviare una diffida ai periti informatici che, nel processo di primo grado, analizzarono il suo computer – utilizzato anche da Chiara Poggi – e il computer di Alberto Stasi. La notizia è stata confermata a Fanpage dall’avvocato Francesco Compagna, legale di Marco Poggi, che ha precisato come all’origine della diffida vi sia un presunto caso di diffamazione.

L’avvocato ha riferito che i consulenti, nel corso di interventi pubblici, avrebbero dato rilevanza a determinati contenuti rinvenuti sul pc di Poggi, facendo un paragone con il materiale trovato sul computer di Stasi. Secondo il legale, queste affermazioni riguarderebbero una persona estranea al procedimento penale e sarebbero state pronunciate nel contesto di trasmissioni televisive dedicate al caso di Garlasco.

Compagna, intervistato da Fanpage.it, ha riportato le frasi al centro della contestazione: “Avevano detto che erano più rilevanti i siti pornografici trovati sul pc di Marco Poggi rispetto alle immagini trovate sul pc di Alberto Stasi”. E ancora: “Questi periti vanno in tv per parlare di dati giudiziari, che avrebbero attinto loro, nei confronti di una persona che non è neanche coinvolta”.

Immagine di uno dei protagonisti collegati al caso Garlasco

I periti Roberto Porta e Daniele Occhetti e le ospitate televisive

Le affermazioni al centro della diffida riguarderebbero alcune partecipazioni televisive dei periti informatici Roberto Porta e Daniele Occhetti, che svolsero le attività tecniche sui computer coinvolti nel procedimento di primo grado. Secondo quanto ricostruito, le dichiarazioni oggetto di contestazione sarebbero state rese proprio nel corso di questi interventi mediatici.

Contattato da Fanpage.it, Daniele Occhetti ha fatto sapere che, almeno allo stato attuale, non vi sarebbe l’intenzione di replicare pubblicamente alle accuse rivolte dal difensore di Marco Poggi, rinviando così ogni valutazione alla sede strettamente legale e processuale.

Il ruolo dei consulenti nella ricostruzione degli orari di Stasi

Porta e Occhetti furono i consulenti tecnici incaricati, nel processo di primo grado, di ricostruire l’attività svolta da Alberto Stasi al computer nella mattina del delitto. Secondo le loro conclusioni, Stasi avrebbe trascorso un periodo prolungato al pc lavorando alla tesi di laurea dopo aver visionato materiale pornografico, delineando una scansione temporale ritenuta, in quella fase, potenzialmente incompatibile con la commissione dell’omicidio.

Questa ricostruzione contribuì in modo significativo alla prima assoluzione di Stasi. In seguito, però, l’orario della morte di Chiara venne rivisto rispetto a quanto inizialmente indicato dal medico legale che aveva eseguito l’autopsia. Per la Corte d’Assise d’Appello bis, alla luce dei nuovi elementi, Stasi avrebbe avuto il tempo materiale per raggiungere l’abitazione di Chiara e commettere il delitto, circostanza che ha portato alla condanna definitiva.

File e contenuti digitali: la chiavetta usb e il materiale salvato da Chiara

Nel fascicolo rimane inoltre la questione legata a ciò che Chiara Poggi avrebbe potuto consultare sui vari dispositivi informatici nei giorni e nelle settimane precedenti all’omicidio. I periti esaminarono anche una chiavetta usb utilizzata dalla giovane tra l’8 e il 12 giugno, circa due mesi prima del delitto.

In quella finestra temporale, Chiara avrebbe salvato un file denominato “abusati550”, contenente materiale relativo a casi di violenze sessuali commesse da sacerdoti. Questo elemento ha suscitato nuova attenzione in relazione all’ipotesi di una possibile pista alternativa che coinvolgerebbe il Santuario della Bozzola. Dalle informazioni finora emerse, tuttavia, nessun documento rinvenuto farebbe riferimento in modo diretto e specifico a quel luogo.

Secondo quanto riportato, allo stato attuale tali contenuti digitali non avrebbero fornito indicazioni utili per modificare il quadro investigativo, né avrebbero inciso in maniera determinante sulle conclusioni raggiunte dagli inquirenti nel procedimento sul delitto di Garlasco.

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