
La recente condanna per diffamazione pronunciata dal Tribunale di Milano in relazione al caso di Garlasco ha riportato in primo piano una vicenda giudiziaria che, a quasi vent’anni dai fatti, continua a essere oggetto di forte attenzione e dibattito pubblico. Al centro della decisione vi è un servizio televisivo dedicato all’omicidio di Chiara Poggi, che ha nuovamente puntato i riflettori su persone già coinvolte in passato a livello mediatico, senza tuttavia riaprire formalmente il procedimento penale sull’omicidio.

“Le Iene” su Garlasco, il servizio televisivo sotto accusa
Il caso si inserisce in un contesto complesso, in cui l’equilibrio tra diritto di cronaca, libertà di informazione e tutela della reputazione delle persone coinvolte assume un rilievo determinante. La sentenza mette in discussione modalità, linguaggio e impostazione del racconto televisivo, valutando se il contenuto del servizio abbia travalicato i limiti della cronaca lecita, trasformandosi in una lesione dell’onore e dell’immagine di Stefania Cappa, cugina della vittima.

La sentenza di primo grado del Tribunale di Milano
Alla fine del mese di ottobre è stata resa nota la sentenza di primo grado emessa dalla terza sezione penale del Tribunale di Milano nei confronti dell’autore Riccardo Festinese e del giornalista Alessandro De Giuseppe, figure di punta del programma “Le Iene”. La decisione è rimasta per qualche tempo in secondo piano fino a quando, nel corso di una nuova puntata dedicata al delitto di Garlasco, la trasmissione ha richiamato il provvedimento, ricordando in apertura «di essere stati condannati in primo grado per diffamazione nei confronti della famiglia Cappa», di aver proposto appello e di voler proseguire l’attività di inchiesta giornalistica sul caso.
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