Le indagini giornalistiche e i rapporti con la famiglia Poggi
Nel frattempo, l’attività di indagine giornalistica non si è interrotta. De Giuseppe ha riferito di essere tornato più volte a Garlasco, di aver raccolto ulteriori informazioni e di aver mantenuto contatti anche con la famiglia Poggi. Tra gli episodi ricordati, quello di un confronto con il padre di Chiara Poggi, che gli avrebbe rivolto un’osservazione critica: “De Giuseppe – gli avrebbe detto – lei ci fa i servizi contro”. La risposta del giornalista, come da lui riportato, chiarisce il proprio ruolo: “Ho cercato di spiegargli – è stata la mia risposta – che i nostri non sono servizi contro, ma per la ricerca della verità. Però io non me la sento di giudicare i Poggi, anzi”.
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Le nuove ombre sul processo e il nodo del DNA
Secondo quanto riferito dal giornalista, attorno al caso continuerebbe comunque a permanere un clima di tensione e di forte riservatezza su alcuni aspetti. De Giuseppe ha infatti aggiunto: “Ma preferisco non parlare – dice ancora De Giuseppe – meglio che sto zitto”. Parallelamente, oltre all’inchiesta della Procura di Pavia sull’omicidio di Chiara Poggi, Mowmag segnala anche un’indagine aperta a Brescia relativa a un presunto sistema di potere che coinvolgerebbe ambienti istituzionali e altri soggetti.
In questo contesto, il giornalista richiama uno dei punti più discussi del procedimento a carico di Alberto Stasi, già condannato in via definitiva per il delitto. De Giuseppe solleva infatti l’attenzione su un elemento tecnico legato alle analisi genetiche: “C’è la possibilità che il dna sui pedali della bici di Alberto Stasi ce lo abbiano messo – afferma – tutto quel dna quando di solito se ne trovano quantità minime che appare dopo una telefonata che arriva è molto interessante. No?”. Le sue parole riportano al centro del dibattito pubblico l’esame del DNA sui pedali della bicicletta, uno degli aspetti più delicati e discussi dell’intero processo.
Le dichiarazioni rese nel podcast e gli accenni al servizio inedito de Le Iene riaprono dunque l’attenzione su un caso che, nonostante le pronunce giudiziarie definitive, continua a sollevare interrogativi e ad alimentare l’attività di approfondimento giornalistico, in attesa di eventuali ulteriori sviluppi da parte delle autorità competenti.