
Esistono momenti in cui il silenzio di un’inchiesta decennale viene squarciato non da una grande rivelazione plateale, ma dal recupero meticoloso di frammenti che il tempo e la noncuranza sembravano aver destinato all’oblio. In certi contesti, la quotidianità più banale – un tragitto in auto, un sacchetto gettato con fretta, un sospiro catturato nel chiuso di un abitacolo – si trasforma nel palcoscenico di una nuova, inquietante verità. Quando l’attenzione degli inquirenti si sposta su dettagli apparentemente minimi, è perché ogni parola, anche quella scritta su un foglio sgualcito, può diventare la bussola per orientarsi in un labirinto di ombre dove i confini tra amicizia, ossessione e violenza si fanno pericolosamente sottili, costringendo chi osserva a riconsiderare certezze che parevano ormai scritte nella pietra.
Il biglietto tra i rifiuti: la svolta nelle indagini
Un foglio con qualche appunto scritto in stampatello, nel quale si leggono parole e brevi frasi, come “da cucina a sala”; “cane”; “colpi da…”; “campanello”, “finestra da fuori” e “assassino”. A scrivere su quel foglio, gettato nella spazzatura e successivamente recuperato dai Carabinieri, sarebbe stato Andrea Sempio. Secondo gli inquirenti che indagano sul delitto di Garlasco, quegli appunti conterrebbero dettagli cruciali sull’omicidio di Chiara Poggi. Il biglietto è parte integrante delle carte che le pubblico ministero Giuliana Rizza, Valentina De Stefano e l’aggiunto Stefano Civardi hanno svelato il 6 maggio, durante l’interrogatorio del 38enne, il quale ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere.
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