Il confronto sulle impronte di scarpe
La discussione sulle impronte è uno dei punti che ha segnato maggiormente il confronto tra accusa e difesa nel procedimento a carico di Sempio. Dopo il primo deposito degli atti, gli avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti avevano presentato quattro elaborati difensivi, contestando alcune delle valutazioni contenute nelle consulenze della Procura.
Tra gli aspetti analizzati figurano le impronte ricondotte a una suola a pallini. La difesa ha sostenuto che, prendendo in considerazione anche le misurazioni riportate negli accertamenti dell’accusa, le dimensioni del piede di Sempio non sarebbero compatibili con la scarpa oggetto di verifica. È una valutazione difensiva che dovrà essere confrontata con le nuove conclusioni degli esperti incaricati dai magistrati.
La rilevanza della questione dipende dalla possibilità di associare in modo attendibile una traccia a specifiche caratteristiche della calzatura e, successivamente, di valutare la compatibilità con una persona. Si tratta di verifiche che richiedono l’analisi della qualità dell’impronta, delle misurazioni disponibili e delle condizioni in cui la traccia era stata repertata e conservata.
I legali dell’indagato attendono ora di conoscere la risposta della Procura alle loro osservazioni. Solo dopo il deposito sarà possibile verificare se gli ultimi accertamenti abbiano confermato l’impostazione iniziale, se abbiano introdotto elementi diversi oppure se abbiano lasciato aperti margini di discussione tecnica.

Andrea Sempio andrà a processo?
La domanda resta aperta e il termine delle indagini non comporta una risposta immediata. L’avviso di conclusione delle indagini certifica la chiusura della fase investigativa, ma apre anche uno spazio procedurale nel quale la difesa può formulare richieste e depositare ulteriori elementi prima della scelta finale della Procura.
Soltanto dopo avere valutato eventuali iniziative difensive e l’intero compendio degli atti, i magistrati potranno decidere se formulare una richiesta di rinvio a giudizio. L’eventuale richiesta non sarebbe comunque una condanna: spetterebbe poi al giudice verificare, nelle sedi previste, se esistano i presupposti per procedere e, in caso di processo, accertare i fatti nel contraddittorio tra accusa e difesa.
Allo stato, dunque, non è possibile anticipare l’esito del procedimento. Le nuove consulenze assumono rilievo proprio perché potrebbero chiarire quali elementi la Procura ritenga consistenti dopo gli approfondimenti disposti e come siano state esaminate le obiezioni avanzate nell’interesse di Sempio.
Cosa cambia per Alberto Stasi
La posizione di Alberto Stasi è distinta da quella di Andrea Sempio. Stasi è stato condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi e la nuova indagine non annulla né modifica automaticamente quella sentenza. I procedimenti seguono regole e presupposti diversi, così come diversi sono gli strumenti utilizzabili dalle rispettive difese.
Le nuove acquisizioni, tuttavia, potranno essere esaminate dai legali di Stasi per valutare se vi siano elementi potenzialmente rilevanti nell’ambito di un’eventuale istanza di revisione. La revisione di una sentenza definitiva è un rimedio straordinario, disciplinato dalla legge e subordinato a condizioni specifiche; non discende automaticamente dall’esistenza di una nuova indagine su un’altra persona.
È su questo punto che i due percorsi potrebbero eventualmente incrociarsi. Da un lato, Sempio attende gli sviluppi relativi alla propria posizione; dall’altro, la difesa di Stasi dovrà valutare con attenzione se gli accertamenti recenti offrano dati nuovi e utilizzabili secondo i requisiti previsti dall’ordinamento.
Al momento, la condanna definitiva di Stasi resta efficace. Ogni valutazione sulle possibili conseguenze delle nuove consulenze dovrà essere basata sul contenuto concreto degli atti e sulle procedure che la legge richiede per rimettere in discussione una decisione ormai definitiva.
