Il malore di Sempio e la scheda dell’intervento sanitario
Un passaggio decisivo dell’audizione riguarda il presunto malore di Sempio durante l’interrogatorio e il successivo intervento dei soccorsi. Alla domanda specifica, Cassese avrebbe risposto in termini non conclusivi: «Non lo posso escludere, ma non lo ricordo».
La Procura avrebbe quindi incalzato con un quesito diretto: «Ha avuto qualche malattia che dia ragione di un deficit patologico di memoria?». Cassese avrebbe escluso patologie di questo tipo e avrebbe confermato che un intervento del 118, se avvenuto, avrebbe dovuto risultare negli atti.
A questo punto, secondo la ricostruzione, i magistrati avrebbero mostrato la scheda dei sanitari intervenuti, che riporterebbe un soccorso per “lipotimia” alle 11.19. Di fronte alla documentazione, l’ex capitano avrebbe ribadito: «Non ricordo».
È in questo quadro che l’audizione è stata interrotta, e tale interruzione viene indicata come preludio all’iscrizione di Cassese nel registro degli indagati per l’ipotesi di false informazioni al pm, fattispecie che attiene alle dichiarazioni rese all’autorità giudiziaria.

Le dichiarazioni successive e i prossimi passaggi procedurali
Dopo gli sviluppi in Procura, Cassese è intervenuto anche in televisione per difendere la propria posizione. In quel contesto ha pronunciato una frase rimasta agli atti del dibattito pubblico: «Abbiamo fatto delle cappellate».
La vicenda, allo stato, si colloca sul piano degli accertamenti relativi alla gestione e alla verbalizzazione di attività svolte nel 2008 e alle dichiarazioni rese negli anni successivi. L’iscrizione nel registro degli indagati, come previsto dal sistema processuale, rappresenta un atto che consente lo svolgimento di ulteriori verifiche e garantisce anche le tutele difensive.
Resta centrale, per gli inquirenti, chiarire se le discrepanze sugli orari e l’assenza di riferimenti a eventi rilevanti (come l’intervento sanitario) siano frutto di errori materiali, omissioni o ricostruzioni incomplete, e se tali circostanze possano integrare l’ipotesi di reato contestata.