
Per mesi, dietro la tragedia che ha sconvolto una piccola comunità, si è cercato di capire cosa potesse essersi spezzato dentro una famiglia apparentemente normale. Poi, in una stanza della Questura, davanti agli inquirenti che da tempo scavavano nei silenzi e nelle crepe di un matrimonio in crisi, è arrivata una confessione sussurrata: una relazione extraconiugale, un nome fatto, una donna sposata. Un tassello che improvvisamente sposta l’asse di un’indagine finora avvolta nel mistero più oscuro.
La confessione in Questura
La pista delle relazioni extraconiugali nascoste è sempre più al centro dell’indagine sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, avvelenate con la ricina durante le feste natalizie del 2025 nella loro casa di Pietracatella, in provincia di Campobasso.
Durante uno degli interrogatori come persona informata sui fatti, il marito e padre delle due vittime, Gianni Di Vita, ha confermato agli inquirenti di aver avuto un’amante e che i rapporti coniugali erano da tempo fortemente in crisi. Come ricostruisce il Corriere della Sera, l’uomo avrebbe fatto anche il nome della donna, confermando che è a sua volta sposata.
La crisi familiare già emersa dai messaggi
Affermazioni arrivate dopo domande dirette degli inquirenti che da tempo indagano sui rapporti familiari. Una crisi coniugale che era già emersa da vecchi messaggi della vittima ritrovati sul suo telefono. Anche il padre di Antonella nei giorni scorsi aveva parlato di presunti tradimenti: “Perché è successo? Magari per una schifezza. Per una donna si deve arrivare a questo?”
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