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“Giorgia Meloni dice no a Trump”: la decisione della premier spiazza tutti

Il confronto politico all’interno del governo

La scelta sul Board of Peace per Gaza è stata oggetto di un confronto interno all’esecutivo. Secondo le ricostruzioni, la presidente del Consiglio avrebbe discusso il dossier in una riunione telefonica con i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, oltre che con il ministro della Difesa Guido Crosetto. Da questo scambio sarebbe emersa una linea condivisa a Palazzo Chigi nel senso del rifiuto dell’adesione.

Un ulteriore elemento riguarda la procedura: la ratifica di trattati internazionali necessita infatti di un passaggio parlamentare tramite legge ordinaria. I tempi tecnici per un’eventuale approvazione sarebbero considerati ormai ridotti, rendendo di fatto impraticabile una rapida adesione italiana al Board.

In aggiunta, il Quirinale potrebbe esercitare un controllo di legittimità, con la possibilità di sollevare rilievi sul piano dell’incostituzionalità qualora le regole di ingaggio del nuovo organismo risultassero in contrasto con i principi della Carta fondamentale.

Rischio di contenziosi davanti alla Corte Costituzionale

Le valutazioni tecniche effettuate all’interno del governo tengono conto anche dell’ipotesi di un possibile giudizio davanti alla Corte Costituzionale. L’adesione al Board of Peace, così come delineata finora, potrebbe essere esposta al rischio di impugnazioni e ricorsi, con conseguenti contenziosi sul piano interno.

Secondo quanto riportato, «non è una strada percorribile» sarebbe la convinzione prevalente dell’esecutivo. Una posizione che vedrebbe un ruolo attivo di Forza Italia nel sollecitare prudenza, mentre la Lega si sarebbe sostanzialmente allineata alla linea già maturata a Palazzo Chigi.

Rapporti con gli Stati Uniti e posizione degli altri Paesi europei

Il no di Meloni all’iniziativa dell’«amico» Donald Trump si inserisce in una fase già delicata delle relazioni bilaterali, dopo le recenti critiche della premier sul dossier Groenlandia. La scelta italiana potrebbe essere letta come un segnale di fermezza istituzionale, pur all’interno di un quadro di alleanza atlantica che resta confermato.

L’Italia, comunque, non sarebbe isolata in questa decisione. Altri partner europei come Germania e Regno Unito avrebbero a loro volta optato per non partecipare al Board of Peace. Al momento, in Europa, soltanto Ungheria e Albania sembrano orientate ad aderire al progetto lanciato da Washington.

La presenza di Giorgia Meloni a Davos e gli impegni europei

Nonostante il rifiuto di aderire al nuovo organismo, Giorgia Meloni potrebbe comunque recarsi a Davos per una serie di incontri istituzionali e diplomatici. In questa sede, la premier dovrebbe chiarire direttamente a Donald Trump che la legge italiana e, in particolare, l’articolo 11 della Costituzione, non consentono l’adesione formale dell’Italia al Board così come attualmente strutturato.

Parallelamente, l’agenda internazionale della presidente del Consiglio comprende anche la partecipazione a un Consiglio europeo straordinario convocato a Bruxelles, nel quale verranno affrontate le recenti tensioni con gli Stati Uniti e il quadro complessivo dei rapporti transatlantici.

Un organismo alternativo alle Nazioni Unite ancora in fase di definizione

Il progetto del Board of Peace per Gaza rappresenta, nelle intenzioni di Donald Trump, la creazione di un organismo alternativo alle tradizionali Nazioni Unite, con un ruolo più diretto della Casa Bianca nei processi decisionali sulla gestione delle crisi internazionali, a partire dal conflitto nell’area di Gaza.

Si tratta di una proposta ambiziosa, che solleva tuttavia numerosi interrogativi di carattere giuridico e politico tra gli alleati occidentali. Alla luce delle attuali valutazioni, l’Italia rimane ufficialmente fuori dal Board of Peace per Gaza, in attesa di eventuali ulteriori sviluppi sul piano internazionale e normativo.

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