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Giovanni Tamburi, il grido di dolore della madre: shock contro i gestori

Giovanni Tamburi, il grido di dolore della madre: shock contro i gestori – Dorme, quando il sonno arriva, stringendo un peluche: un tigrotto. E non lava la felpa del figlio, la tiene addosso così com’è. «Così sento il suo odore… l’ho lasciato andare, so che ora è in cielo, ma è un modo per sentirmelo vicino». Carla Masiello, madre di Giovanni Tamburi, parla a fatica. La voce si spezza, il dolore resta lì, compatto. È una testimonianza raccolta da la Repubblica, un racconto intimo che attraversa il lutto e lo rende quasi fisico, fatto di oggetti, di gesti ripetuti, di memoria che non vuole cedere al vuoto.

Foto di Giovanni Tamburi con medaglietta al collo, ricordato dalla madre e dai docenti

Giovanni Tamburi, il grido di dolore della madre: shock contro i gestori

L’ultimo contatto con Giovanni è stato poco prima della tragedia. «L’ho sentito che era in montagna con il padre, si stava preparando per l’ultimo dell’anno, si stava facendo bello per andare a cena fuori, poi mi ha detto che sarebbe andato al Constellation». Era felice, racconta la madre. «Era tutto carico, emozionato ed era felice. Ma d’altronde lui era sempre felice, non si lamentava mai». Giovanni aveva solo 16 anni e, persino nei momenti di commozione, era lui a rassicurare lei: «Mamma sai che non devi piangere, non lo voglio». Oggi Carla prova a essere forte proprio ricordando quelle parole, come se fossero un’ancora lasciata dal figlio.

Il dolore e la richiesta di giustizia

Alla domanda se sia possibile morire così giovani, durante una festa tra ragazzi, Carla Masiello non nasconde la rabbia che si mescola al lutto. «Adesso prevale in me il dolore, ma credo che giustizia sarà fatta». E poi il passaggio più duro, quello che riguarda i gestori del locale. «Vorrei che i proprietari del locale fossero messi nelle condizioni di non poter più fare altri danni. Giovanni e tutti quei ragazzi vittime del rogo sono in una bara, loro a piede libero. Vergognoso e inaccettabile, quei due hanno lucrato sulla vita dei nostri figli». Parole nette, senza filtri, che non cercano vendetta ma responsabilità. Un grido che nasce da una perdita irreparabile.

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