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Giuseppe Conte, appello a Mattarella: “Fermala subito, è una vergogna”

Giuseppe Conte interviene sul tema della legge elettorale e chiede al presidente della Repubblica Sergio Mattarella di fermare la nuova disciplina sulla raccolta delle firme. L’appello è arrivato a Campobasso, dove il leader del Movimento 5 Stelle ha contestato le modifiche che, secondo la sua lettura, renderebbero più difficile la partecipazione alle elezioni per le forze politiche non già rappresentate in Parlamento.

Nel mirino dell’ex presidente del Consiglio c’è il sistema previsto per la presentazione delle liste e, in particolare, l’insieme degli adempimenti richiesti alle formazioni più piccole o di nuova costituzione. Conte ha definito la misura un intervento costruito per proteggere gli equilibri dei partiti già presenti nelle istituzioni e ha rivolto al Capo dello Stato un invito esplicito: “Fermala subito, è una vergogna”.

La contestazione sulla raccolta delle firme

La raccolta delle sottoscrizioni rappresenta uno dei passaggi necessari per consentire a una lista di concorrere alle elezioni quando non beneficia di specifiche esenzioni previste dalla normativa. Si tratta di una procedura che richiede organizzazione sul territorio, tempi adeguati e la possibilità di raggiungere gli elettori nelle diverse circoscrizioni. Il dibattito si concentra quindi sul rapporto tra la necessità di garantire regole certe e l’esigenza di non rendere eccessivamente oneroso l’accesso alla competizione politica.

Secondo Conte, le nuove condizioni rischiano di trasformarsi in una barriera per i soggetti esterni ai gruppi parlamentari consolidati. L’obiezione formulata dal Movimento 5 Stelle riguarda soprattutto la disparità che potrebbe crearsi tra chi dispone già di una struttura nazionale, di rappresentanti eletti e di risorse organizzative, e chi tenta invece di presentarsi per la prima volta agli elettori con un nuovo progetto politico.

Conte: il richiamo alla rappresentanza democratica

Parlando con i giornalisti a margine dell’iniziativa in Molise, il leader pentastellato ha sostenuto che le regole elettorali dovrebbero favorire una competizione aperta e una rappresentanza il più possibile pluralista. A suo giudizio, rendere più complessa la presentazione delle liste finirebbe per restringere lo spazio destinato a movimenti civici, associazioni e nuove aggregazioni che vogliono misurarsi nelle urne.

Conte ha richiamato anche alcuni esempi della storia politica italiana, citando Emma Bonino e l’esperienza radicale. Il ragionamento dell’ex premier è che, con vincoli analoghi a quelli ora contestati, personalità e movimenti capaci di introdurre nel dibattito pubblico temi nuovi avrebbero potuto incontrare ostacoli maggiori nell’accesso al Parlamento. Il riferimento non riguarda soltanto una singola area politica, ma la possibilità per posizioni minoritarie o emergenti di trovare rappresentanza attraverso il voto.

La questione delle firme è da tempo al centro di discussioni periodiche nel confronto tra partiti e istituzioni. Da una parte, le sottoscrizioni vengono considerate uno strumento per verificare l’effettiva consistenza di una candidatura; dall’altra, soglie e procedure troppo rigide possono incidere sulla parità di condizioni tra le liste. Il confronto si inserisce inoltre nel più ampio tema delle regole con cui si garantiscono partecipazione, trasparenza e corretto svolgimento della campagna elettorale.

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