Premio di maggioranza, il piano di Meloni se nessuno supera la soglia
Le stesse rilevazioni assegnano alla possibile alleanza formata da Pd, M5S, Avs, Italia Viva e +Europa il 44,5%. A Palazzo Chigi, però, si considera anche la possibilità che il centrosinistra non si presenti unito oppure non riesca a oltrepassare il 42%.
Se nessuna coalizione raggiungesse quella soglia, la legge elettorale opererebbe di fatto come un sistema proporzionale privo del premio di maggioranza. In tale scenario, il piano alternativo della presidente del Consiglio sarebbe cercare, dopo il voto, sostegni parlamentari tra le forze che resterebbero fuori dai due blocchi principali.
L’interlocutore più vicino, secondo questa ricostruzione, sarebbe Azione di Carlo Calenda. Qualora i numeri non fossero sufficienti, il confronto potrebbe coinvolgere anche Futuro nazionale, il progetto associato a Vannacci.
Lega e Forza Italia, i timori sui seggi e il voto sulla riforma
Il nodo del 15% riguarda anche gli equilibri di Lega e Forza Italia. L’abolizione dei collegi e l’introduzione delle preferenze hanno già alimentato tensioni nei due partiti, dove molti esponenti temono una riduzione del peso parlamentare in caso di mancata assegnazione del premio.
Matteo Salvini e Antonio Tajani avrebbero indicato come compensazione una quota rilevante di seggi nel listone collegato al premio di maggioranza. Ma senza il premio, il quadro cambierebbe sensibilmente: per la Lega, con un consenso tra il 5 e il 6%, le stime interne parlano di circa 30-35 parlamentari, all’incirca un terzo rispetto agli attuali.
Nell’area lombarda del Carroccio cresce la richiesta di garanzie sulla definizione delle liste prima del passaggio parlamentare previsto a settembre. Anche in Forza Italia emergono dubbi, poiché il sistema delle preferenze potrebbe rafforzare il ruolo delle strutture territoriali e, indirettamente, la posizione di Tajani.
Meloni resta intenzionata a verificare i numeri in Parlamento. Al Senato, dove il voto sarebbe palese, la maggioranza ritiene più solida la propria tenuta. Il passaggio alla Camera viene invece considerato più incerto, per il possibile peso dei franchi tiratori.
Crisi di governo ed elezioni anticipate: le conseguenze possibili
Tra le ipotesi sul tavolo vi sarebbe anche una conseguenza più netta: una bocciatura della riforma potrebbe aprire la strada alla crisi di governo e a elezioni anticipate entro febbraio. La prospettiva sarebbe stata rappresentata dalla premier attraverso i due vicepremier.
Un voto prima di aprile avrebbe inoltre un impatto diretto sui parlamentari alla prima legislatura, che non maturerebbero i requisiti per il trattamento previdenziale. Un elemento destinato ad aumentare l’attenzione attorno al percorso della nuova legge elettorale, mentre restano da verificare gli equilibri politici e i voti necessari per l’approvazione.