
Per mesi ha lavorato in ospedale come se fosse un medico vero, visitando pazienti, firmando procedure e muovendosi in un reparto delicato come il pronto soccorso. Nessuno, almeno inizialmente, aveva sospettato nulla. Eppure dietro quel camice bianco si nascondeva una verità inquietante: nessuna laurea, nessuna abilitazione, nessuna iscrizione reale all’Ordine dei Medici.
Una vicenda che sembra uscita dalla sceneggiatura di Prova a prendermi, il celebre film di Catch Me If You Can diretto da Steven Spielberg, ma che questa volta è accaduta davvero in Italia.

La falsa identità e il lavoro in ospedale
Al centro della vicenda c’è Enrica Massone, originaria di Torino, condannata in primo grado a tre anni di reclusione dal Tribunale di Imperia.
Secondo quanto emerso, la donna sarebbe riuscita a farsi assumere come medico presso l’Ospedale Saint Charles di Bordighera, in provincia di Imperia, presentandosi come laureata in Medicina e Chirurgia all’Università degli Studi di Milano-Bicocca e iscritta all’Ordine dei Medici di Milano.
In realtà possedeva soltanto la licenza media. Eppure, nonostante questo, è riuscita a operare in pronto soccorso arrivando a visitare ben 160 pazienti.
La scoperta dei colleghi e il processo
I fatti risalgono al 2023, ma il caso è esploso definitivamente con il processo conclusosi nelle ultime ore. A smascherarla sarebbero stati alcuni colleghi dell’ospedale, insospettiti da incongruenze e comportamenti che hanno portato ad approfondimenti sulla sua reale posizione professionale.
Il pubblico ministero Lorenzo Fornace aveva chiesto una condanna a tre anni e quattro mesi. La giudice Eleonora Billeri ha invece stabilito tre anni di reclusione. Fortunatamente, secondo quanto emerso dagli accertamenti, durante il periodo in cui ha lavorato come finta dottoressa non avrebbe causato danni diretti ai pazienti.
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