Le verifiche di Francesca Bugamelli sui dati informatici
Nel corso della trasmissione è intervenuta Francesca Bugamelli, che ha illustrato le conclusioni delle proprie verifiche sui materiali disponibili. La giornalista ha richiamato l’attenzione su dati che, secondo la sua ricostruzione, sarebbero stati osservati dai Ris ma non valorizzati nelle conclusioni del dicembre 2007.
“E’ sconcertante, i RIS avevano notato dei dati informatici a sostegno dell’alibi, ma nelle conclusioni sono stati declassati come irrilevanti nel dicembre 2007. Questo conferma che già allora i RIS sarebbero stati in grado di individuare l’alibi, scoperto solo due anni dopo. Per quanto riguarda il materiale pedopornografico raccolto dai RIS, non viene indicata la provenienza, non si capisce dove lo abbiano trovato, anche se questo aveva portato a un’assoluzione piena per Stasi”.
Le dichiarazioni hanno riaperto il confronto sull’attività investigativa e sulle modalità con cui furono classificati gli elementi informatici. Il tema riguarda, in particolare, la possibilità di stabilire con precisione quali informazioni fossero disponibili agli inquirenti e quale peso abbiano avuto nella valutazione dell’alibi.
Il parere del perito Occhetti sulle indagini di Garlasco
Anche il perito Occhetti ha sostenuto che gli accertamenti tecnici effettuati nel 2007 avrebbero potuto fornire indicazioni a favore della versione di Stasi. La sua posizione, riportata durante “Ore 14 Sera”, riguarda presunte omissioni o mancati approfondimenti nella lettura delle risultanze.
“Già nel 2007 i RIS potevano confermare l’alibi per Stasi, ma per omissioni o mancati approfondimenti nelle conclusioni hanno indicato una direzione diversa da quella che avevano in mano. Avevano altri elementi che potevano sostenere il lavoro di Alberto quella mattina, ma non sono stati evidenziati”.
Si tratta di una valutazione che si inserisce nel dibattito da tempo aperto sulle analisi digitali del caso Garlasco. Resta da distinguere tra le osservazioni formulate dagli esperti e gli elementi che possono assumere rilievo nelle sedi giudiziarie.

L’utilizzo del computer dopo l’omicidio di Chiara Poggi
Un ulteriore profilo riguarda l’uso del computer nei giorni immediatamente successivi al delitto. Secondo quanto ricordato in trasmissione, il dispositivo sarebbe stato utilizzato quotidianamente dai carabinieri tra il 14 e il 29 agosto 2007, prima della presa in consegna da parte dei Ris.
Questa circostanza rende più complessa la valutazione della traccia informatica, poiché l’uso del computer potrebbe avere determinato modifiche ai dati presenti sul dispositivo. Durante il confronto è stato inoltre osservato che, alla luce delle compromissioni rilevate, non sarebbe possibile escludere in modo assoluto che Stasi avesse lavorato alla propria tesi.
Le dichiarazioni dell’avvocato Antonio De Rensis
Il dibattito si è intensificato con l’intervento di Antonio De Rensis, difensore di Alberto Stasi. Il legale ha ricostruito le difficoltà incontrate inizialmente dalla difesa, che non avrebbe avuto a disposizione gli elementi informatici recuperati in un secondo momento.
“Abbiamo uno dei due artefici della scoperta dell’alibi che non finirò mai di ringraziare, anche se non c’ero. Sento parlare del rito abbreviato e dell’impossibilità di fare gli esami, ma voglio ricordare a tutti che quando il professor Giarda, gigante dell’avvocatura, ha iniziato il processo pensando che il suo assistito non avesse l’alibi perché qualcuno l’aveva cancellato”.
De Rensis ha poi definito l’inchiesta come concentrata soprattutto sulla posizione di Stasi, richiamando anche il nome di Andrea Sempio. Le sue dichiarazioni esprimono la linea della difesa e non costituiscono, di per sé, l’accertamento di eventuali responsabilità nelle attività investigative.
“Prima di parlare di quello riflettiamo, questa è stata nei fatti un’indagine stasicentrica, nel 2007 il signor Andrea Sempio non esisteva. Hanno tolto gli elementi a favore di Stasi, inavvertitamente. Hanno cancellato alibi, inavvertitamente, non hanno trasmesso tracciati negativi, inavvertitamente”.
Caso Garlasco, il peso delle anomalie segnalate dalla difesa
Il passaggio dell’avvocato ha posto al centro presunte anomalie relative a dati cancellati, elementi favorevoli a Stasi non evidenziati e tracciati negativi che, secondo la sua ricostruzione, non sarebbero stati trasmessi. La ripetizione del termine “inavvertitamente” ha assunto un valore polemico nel contesto del confronto televisivo.
De Rensis non ha formulato un’accusa esplicita di alterazione volontaria delle prove. Tuttavia, ha lasciato intendere che le affermazioni della difesa si baserebbero su documenti e riscontri concreti, che dovranno eventualmente essere valutati nelle sedi competenti.
Gli interrogativi ancora aperti sulle prime indagini
Il punto resta quello della possibile incidenza degli elementi informatici nella ricostruzione del delitto di Garlasco. Occorrerà verificare quale valore possano avere le circostanze richiamate dagli ospiti della trasmissione e se ulteriori documenti possano chiarire le procedure seguite nel 2007.
Per il momento, le dichiarazioni rientrano nelle posizioni espresse dalla difesa di Alberto Stasi e dagli esperti intervenuti. Rimane aperta la questione su quanto le prime indagini avrebbero potuto essere diverse se tutti gli elementi potenzialmente favorevoli all’alibi fossero stati individuati e valutati sin dall’inizio.

