Nonostante la diagnosi, il conduttore aveva continuato a lavorare finché le condizioni glielo avevano consentito. La radio era diventata molto più di una professione. “Mantenere una quotidianità mi è servito tantissimo; la trasmissione in radio è stata una passerella tra me e il vuoto”. A settembre avrebbe dovuto tornare al microfono dopo la pausa estiva, proprio nell’anno del suo 35esimo anniversario professionale, ma l’aggravarsi della malattia gli ha impedito di riprendere l’attività.

Alla battaglia contro il tumore si è aggiunto però un ostacolo economico enorme. Una fornitura di Daraxonrasib per trenta giorni costa oltre 42mila dollari, ai quali vanno aggiunte le spese per visite e permanenza negli Stati Uniti. Per questo Louise, la moglie di Max Parisi, ha aperto una raccolta fondi su GoFundMe. La mobilitazione ha superato i 115mila dollari, una cifra che permetterebbe di sostenere all’incirca due mesi di trattamento.
Terminato questo periodo, Parisi dovrebbe rientrare in Italia. Insieme al fratello Alessandro sta cercando anche una strada che possa consentire l’accesso al farmaco nel nostro Paese, valutando l’ipotesi dell’uso compassionevole. La vicenda personale potrebbe così avere conseguenze anche per altri pazienti. “Questa campagna può sembrare egoistica, e in parte lo è. Però forse riesco anche ad aiutare tante altre persone”.
Adesso tutto ruota attorno a qualcosa che fino a poche settimane fa sembrava essere quasi terminato: il tempo. “Mi auguro solo di averne abbastanza”. E proprio il tempo, racconta Max Parisi, sembra aver assunto un ritmo completamente diverso: “Le ore scorrono lentissime e i giorni passano che quasi non mi accorgo”.
