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“Il mondo è in pericolo”: l’allarme dell’Onu preoccupa tutti. Cosa sta succedendo

El Niño e il caldo, l’impatto rischia di essere globale

A rendere ancora più delicato lo scenario è la combinazione tra El Niño e il riscaldamento globale. Secondo il quadro riportato dal Guardian, il fenomeno potrebbe essere il più intenso degli ultimi 1.000 anni, aggiungendo ulteriore calore a un’atmosfera nella quale le temperature stanno già aumentando rapidamente. Lo stesso scenario potrebbe contribuire a fare del 2027 l’anno più caldo mai registrato, anche se si tratta di una previsione e non di un dato già acquisito.

Gli effetti, intanto, vengono associati a fenomeni già osservati in diverse parti del mondo. In Indonesia il caldo sta contribuendo ad aggravare il rischio di incendi boschivi, mentre in India l’andamento delle piogge monsoniche risulta indebolito. Più avanti, secondo le previsioni citate dal Guardian, potrebbero aumentare il rischio di incendi in Australia e quello di precipitazioni particolarmente intense in Sudamerica. Il Programma Alimentare Mondiale ha inoltre avvertito ad agosto che El Niño potrebbe spingere circa 50 milioni di persone verso una condizione di fame acuta.

«El Nino ha il potenziale di infliggere un colpo devastante alle comunità e alle economie di tutto il mondo», ha affermato Celeste Saulo, Segretaria Generale dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM) delle Nazioni Unite, citata dal Guardian. «Stiamo già assistendo a sconvolgimenti e devastazioni causati da siccità e inondazioni e prevediamo che questi impatti aumentino con l’intensificarsi di El Niño». «Mai prima d’ora, nei 50 anni di storia dell’OMM, abbiamo avviato una mobilitazione di tale portata con i servizi meteorologici e idrologici nazionali, che sono in prima linea nel fornire previsioni e servizi per salvare vite umane e mezzi di sussistenza. Non c’è tempo da perdere».

El Niño, l’allarme Unicef per 162 milioni di bambini

Il conto più pesante rischia però di essere pagato dalle popolazioni che hanno meno strumenti per difendersi dagli shock climatici. Pochi giorni prima dell’ultimo allarme dell’OMM, l’Unicef aveva segnalato che oltre 162 milioni di bambini dell’Africa orientale e meridionale vivono già in aree esposte alle conseguenze di El Niño 2026/2027. Si tratta di oltre due terzi dei minori della regione.

Siccità in peggioramento, caldo estremo e inondazioni possono mettere sotto pressione l’accesso al cibo, all’acqua potabile, alle cure sanitarie e ai servizi igienici, oltre a interrompere la frequenza scolastica e aumentare i rischi per la sicurezza dei bambini.

«La minaccia rappresentata da El Niño sta aumentando e i rischi per i bambini sono già chiari», ha dichiarato Etleva Kadilli, direttrice regionale Unicef per l’Africa orientale e meridionale. «Nella regione i bambini stanno affrontando insicurezza alimentare e idrica, servizi sanitari sovraccarichi e interruzioni del percorso scolastico», ha aggiunto, avvertendo che gli shock climatici rischiano di «spingere i bambini e i sistemi da cui dipendono al limite estremo».

L’Unicef individua situazioni di rischio in tredici Paesi: Gibuti, Eritrea, Etiopia, Kenya, Madagascar, Malawi, Mozambico, Somalia, Sud Sudan, Sudan, Uganda, Zambia e Zimbabwe. In Somalia, nello scenario più grave, le inondazioni potrebbero colpire direttamente fino a 2,5 milioni di persone, provocando sfollamenti e compromettendo l’accesso dei bambini a cibo, cure, acqua e scuola. In Etiopia decine di migliaia di minori sono considerati a rischio, soprattutto nelle zone già segnate dalla grave insicurezza alimentare. In Sud Sudan, invece, siccità, caldo estremo e allagamenti localizzati potrebbero aggravare malnutrizione, malattie, rischio di carestia e sfollamenti su larga scala.

Sul fronte meteorologico, il segnale dell’intensificazione è già particolarmente evidente nel Pacifico: contemporaneamente sono presenti tre uragani. La tempesta tropicale Marie si è trasformata in uragano al largo della Bassa California, affiancandosi a Karina e Lowell, entrambi già classificati di categoria 4 e diretti verso ovest.

Julia Cole, climatologa dell’Università del Michigan, ha definito la contemporanea presenza di tre uragani «sicuramente un evento raro» in una dichiarazione all’AFP. «Il riscaldamento causato da El Niño crea le condizioni per queste tempeste, che sono alimentate in gran parte dalle acque calde: quando il Pacifico tropicale è più caldo del normale, assistiamo a un aumento delle tempeste violente», ha spiegato la climatologa. Quanto a Lowell, il National Hurricane Center ha fatto sapere che «si prevede che rimanga un uragano di grande intensità per i prossimi giorni» mentre prosegue la sua traiettoria verso ovest.

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