
Una crisi interna, un bilancio non approvato e una scadenza che si avvicina rapidamente: per Più Europa si apre una fase delicatissima, con il rischio concreto di conseguenze amministrative che potrebbero incidere sulla stessa presenza del partito nel registro nazionale. Non è una questione elettorale, ma un intreccio di statuto, adempimenti e scontri tra le diverse componenti della formazione.
Al centro della vicenda c’è il documento contabile che il partito avrebbe dovuto depositare entro il 15 luglio, corredato dal verbale dell’assemblea che ne certifica l’approvazione. Quel passaggio non si è completato, perché l’assemblea ha respinto il bilancio. Da qui è iniziata una situazione di forte preoccupazione, aggravata dai rapporti ormai tesi tra la dirigenza e la componente che rivendica la maggioranza interna.

Bilancio non approvato: futuro del partito appeso a un filo
Il confronto non riguarda soltanto le procedure formali. Nelle ultime settimane si sono moltiplicati ricorsi, contestazioni e letture opposte delle norme statutarie, mentre il tempo utile per rimettere in ordine gli atti continua a diminuire. Ogni passaggio, dalla convocazione dell’assemblea fino alla definizione delle cariche, può diventare decisivo per il futuro della forza politica.
La vicenda è stata ricostruita dal quotidiano Il Tempo in un servizio firmato da Edoardo Romagnoli. Secondo quanto riportato, la mancata approvazione del rendiconto ha impedito a Più Europa di trasmettere la documentazione richiesta nei termini previsti. La conseguenza non sarebbe soltanto economica: in assenza di una soluzione, il partito potrebbe perdere l’accesso al 2×1000 e affrontare una possibile cancellazione dal registro.
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