Più Europa a rischio: il nodo del bilancio respinto
Il punto da cui parte il caso è il bilancio che non ha ottenuto il via libera dell’assemblea. La normativa richiede che il deposito del rendiconto sia accompagnato dal verbale di approvazione, elemento essenziale per dimostrare che l’atto è stato validato dagli organi competenti del partito. Senza quel documento, la procedura resta incompleta e si aprono le porte alle sanzioni previste.
Le eventuali penali, secondo la ricostruzione citata, potrebbero andare da 12mila a 120mila euro. I destinatari sarebbero il segretario Riccardo Magi e la tesoriera Carla Taibi. Si tratta di un aspetto rilevante, ma non è l’unico: il mancato deposito entro il termine fissato rischia infatti di produrre effetti ben più ampi sull’operatività e sul riconoscimento formale della formazione politica.
Dopo il voto contrario dell’assemblea, una delle possibili strade avrebbe previsto il ricorso al tribunale e l’invio della relativa documentazione alla Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici. L’obiettivo sarebbe stato quello di presentare comunque il bilancio, in attesa che la controversia giudiziaria venisse esaminata.
Stando alle informazioni riportate, tuttavia, il ricorso che avrebbe dovuto essere promosso da Magi non sarebbe stato depositato. Questo elemento ha reso ancora più complesso il quadro e ha contribuito a far salire la tensione nel partito. La componente interna che nel frattempo ha assunto la maggioranza ha quindi scelto di muoversi autonomamente davanti al tribunale di Roma.

Il ricorso al tribunale e la nuova scadenza
La maggioranza interna ha presentato un ricorso ex articolo 700, uno strumento utilizzato per chiedere un provvedimento urgente. L’udienza è stata fissata per il 4 agosto e il giudice dovrà pronunciarsi anche sui tempi della convocazione dell’assemblea. Per i ricorrenti, la riunione avrebbe dovuto essere organizzata in tempi molto più rapidi rispetto alla data di dicembre indicata dalla segreteria.
Secondo la contestazione, lo Statuto di Più Europa imporrebbe di calendarizzare l’assemblea entro cinque giorni dalla richiesta. La distanza tra questa previsione e l’ipotesi di una convocazione a dicembre è uno dei punti centrali dello scontro. Il giudizio potrà chiarire quale procedura debba essere seguita e, soprattutto, se sia necessario intervenire con urgenza per sbloccare l’impasse.
In parallelo, la nuova maggioranza si è rivolta alla Commissione dei partiti per verificare quali strumenti potessero evitare gli esiti più pesanti. Da questo confronto è arrivata una proroga: il termine per regolarizzare il deposito è stato rinviato al 31 ottobre. La data rappresenta ora il confine entro il quale dovranno essere completati tutti i passaggi necessari.
La proroga offre più tempo, ma non risolve automaticamente il problema. Entro la fine di ottobre servirà un bilancio approvato e accompagnato dal relativo verbale. Solo in questo modo Più Europa potrà depositare gli atti in maniera regolare e superare la fase di incertezza che sta coinvolgendo i vertici, gli iscritti e le varie aree del partito.
Cosa può accadere entro il 31 ottobre
Se il deposito non dovesse essere effettuato nei termini, le conseguenze potrebbero essere molto pesanti. Oltre alla perdita dei fondi derivanti dal 2×1000, Più Europa rischierebbe la cancellazione dal registro nazionale dei partiti politici. Un’eventualità che, di fatto, comprometterebbe la continuità della formazione con il suo attuale assetto formale.
La maggioranza interna punta perciò a ottenere una convocazione rapida dell’assemblea. Il percorso previsto comprende anche l’elezione di un nuovo presidente, dopo le dimissioni di Agnese Balducci, il cui ruolo è attualmente coperto da un vicario. Solo dopo questo passaggio potrebbe essere convocato il congresso, chiamato a definire la guida politica del partito.
Nel congresso potrebbe essere eletto un nuovo segretario e, contestualmente o attraverso gli organi competenti, arrivare l’approvazione del rendiconto. L’urgenza riguarda proprio la successione di questi adempimenti: assemblea, assetto della presidenza, congresso e bilancio devono trovare una conclusione utile prima della scadenza fissata dalla Commissione.
Le indiscrezioni sul futuro di Riccardo Magi
Accanto agli aspetti amministrativi si è aperto un dibattito sulle prospettive politiche del segretario Riccardo Magi. Alcune fonti vicine a Più Europa hanno riferito di una possibile intesa con il Partito democratico, mentre altre hanno indicato un interesse verso l’area centrista collegata ad Alessandro Onorato in vista delle elezioni del 2027. Si tratta di indiscrezioni che non modificano il quadro procedurale in corso.
Gli osservatori interni sottolineano inoltre che Magi viene considerato dagli oppositori un segretario sfiduciato, con un consenso ridotto nella sua stessa formazione. Anche l’eventuale utilizzo del simbolo di Più Europa sarebbe subordinato alle autorizzazioni previste, compresa la firma del presidente Hallissey. Sul versante centrista, Onorato ha escluso in una recente intervista la possibilità di accogliere Magi nel suo progetto.
Il prossimo snodo sarà dunque l’udienza di agosto, ma la partita decisiva resta quella che conduce al 31 ottobre. Tra tribunale, assemblee e documenti da depositare, Più Europa affronta settimane che potrebbero determinare il suo assetto futuro. La crisi interna resta aperta e la soluzione dipenderà dalla capacità di rispettare tempi, regole e passaggi statutari richiesti.