
Nel caso di Garlasco, la questione delle cosiddette “immagini raccapriccianti” è tornata al centro dell’attenzione dopo le dichiarazioni rese in televisione da Roberto Porta, ingegnere elettronico e perito che ha esaminato il computer di Alberto Stasi. Secondo quanto riferito durante la trasmissione Lo Stato delle Cose, alcuni contenuti a lungo associati a presunto materiale pedopornografico avrebbero invece avuto un’origine diversa.
La ricostruzione, illustrata nella puntata del 27 ottobre 2026 condotta da Massimo Giletti, riguarda in particolare un file denominato “023part”. Il tema è delicato perché l’espressione “immagini raccapriccianti” ha accompagnato per anni il dibattito processuale e mediatico sulla vicenda che ha portato alla condanna definitiva di Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi.

Garlasco e il computer di Alberto Stasi: le parole del perito
Ospite in studio, Roberto Porta ha spiegato il risultato della propria analisi sul materiale informatico sequestrato all’allora fidanzato di Chiara Poggi. La sua posizione, come riportato nel corso della trasmissione, è stata espressa senza margini di equivoco: “Sul computer di Alberto Stasi non ci sono file di natura pedopornografica”.
Secondo il perito, gli elementi emersi dagli accertamenti tecnici dovrebbero essere letti distinguendo tra la presenza di frammenti ricostruiti da un software e l’effettivo utilizzo consapevole di quei contenuti da parte dell’utente. È su questo punto che si concentra la nuova discussione pubblica.
Porta ha descritto il possibile meccanismo con un esempio: “È come se un utente ricevesse una mail e va a finire nello spam, questa ha dei contenuti illegali, se si fa un recupero di quella mail i contenuti illegali riemergono, senza che l’utente sapesse di averlo”.
In base a questa ricostruzione, l’impiego di un programma per il recupero dei dati cancellati avrebbe potuto far riemergere porzioni di file senza consentire, da solo, di stabilire una navigazione volontaria o la consapevole acquisizione dei relativi contenuti. Resta un passaggio rilevante nel confronto sulle valutazioni tecniche compiute nel corso degli anni.

Il file 023part e il riferimento al programma Rai di Gianni Minoli
Il punto più discusso riguarda il file chiamato “023part”, inserito nel materiale oggetto degli accertamenti. Porta ha attribuito la presunta equivoca classificazione a un errore nell’interpretazione dei dati ricostruiti: “I RIS hanno fatto un errore nel valutare in modo sbagliato quello che aveva prodotto un software di ricostruzione di questi contenuti presenti nel PC”.
Il perito ha poi indicato la natura che, secondo la sua analisi, avrebbe avuto quel contenuto: “I RIS hanno erroneamente classificato un file denominato 023part come un presunto scaricamento di materiale pedopornografico, ma non era tale. Era un video legato a un programma della Rai di Gianni Minoli”.
Si tratta di affermazioni rese in un contesto televisivo e riferite alla lettura tecnica del computer. La loro portata, sul piano della ricostruzione complessiva del caso di Garlasco, resta legata alle valutazioni già compiute nelle sedi giudiziarie e agli eventuali ulteriori approfondimenti che potranno emergere.
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