Massimo Giletti e il peso delle “immagini raccapriccianti” nel caso Garlasco
Di fronte alle parole del perito, Massimo Giletti ha reagito richiamando la distanza tra la presunta natura del file e il modo in cui il tema era stato raccontato nel dibattito pubblico: “Ma vi rendete conto? Faccio fatica da tempo immemore, non è bianco o nero, da Giovanni Minoli alla pedopornografia”.
Il conduttore ha ricordato che la formula “immagini raccapriccianti” aveva avuto un forte impatto nella vicenda processuale. In particolare, l’espressione fu utilizzata dal procuratore generale Laura Barbaini durante l’appello del 17 dicembre 2014, quando l’accusa fece riferimento a “deviazioni sessuali” e a contenuti definiti, più volte, “raccapriccianti”.
Quel passaggio è rimasto nel tempo uno degli aspetti più controversi della narrazione relativa ad Alberto Stasi. Le dichiarazioni di Porta hanno quindi riacceso il confronto sull’interpretazione dei reperti digitali e sulle conseguenze comunicative prodotte da determinate definizioni.
L’intervento dell’avvocato Antonio De Rensis
Alla trasmissione era presente anche Antonio De Rensis, difensore di Alberto Stasi. L’avvocato ha sostenuto che la posizione sul materiale informatico sarebbe già stata chiarita nelle pronunce giudiziarie, contestando il peso attribuito per anni a quei contenuti nel dibattito mediatico.
Nel suo intervento ha dichiarato: “Stasi non ha mai visto quei contenuti, questo lo dice la Cassazione, che in questa vicenda vede gli opinionisti contro Stasi in certi momenti genuflessi, in altri quello che dice è un giudizio di parte perché prima ce n’erano stati altri due. Mi viene da ridere. Non gli hanno messo un’ombra, ma una targa, per tanti anni”.
De Rensis ha inoltre criticato l’utilizzo dell’espressione “devianze sessuali”, ponendo l’accento sulla necessità di basi specialistiche e scientifiche per simili valutazioni. Le sue parole sono state particolarmente dure: “Quale competenza psicopatologica, psichiatrica aveva per parlare di devianze sessuali? Quando un pubblico ministero parla di devianze sessuali deve avere una base scientifica, non immagini di filmati pornografici e immagini pornografiche normalissime. È vero che qualcuno si è turbato coprendo gli occhi perché c’erano dei piedi di donne, c’erano immagini normalissime non raccapriccianti, sul tema raccapriccianti si è fondata una narrazione non verificata. Finalmente tra qualche settimana finiremo di parlare di queste bufale, di queste cose che non posso definire come le definirei al bar e ci occuperemo di fatti concreti”.
Il dibattito sulla ricostruzione tecnica nel caso di Chiara Poggi
Le dichiarazioni emerse a Lo Stato delle Cose non modificano la condanna definitiva inflitta ad Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi. Tuttavia, riportano al centro una parte della vicenda che, secondo la difesa e il perito intervenuti in trasmissione, sarebbe stata interpretata in modo non corretto sul piano informatico.
Resta da capire se e in che modo questa ricostruzione potrà incidere sul dibattito pubblico relativo al caso di Garlasco. Al momento, ciò che emerge è una nuova contestazione sulla natura del file associato per anni alle “immagini raccapriccianti”: secondo la versione esposta dal perito, non si sarebbe trattato di materiale pedopornografico, ma di un contenuto collegato a un programma Rai di Gianni Minoli.
