Incidente nautico a Venezia, il nodo delle luci e gli attimi dopo lo schianto
La ricostruzione degli investigatori si concentra ora su un dettaglio decisivo: la visibilità dei due natanti. Quella corsa verso l’Aeroporto Marco Polo di Venezia era la prima del turno del tassista, che stava lavorando come sostituto utilizzando imbarcazione e licenza intestate a un collega.
Secondo il suo racconto, dopo aver superato Tessera il barchino della coppia sarebbe comparso all’improvviso davanti alla prua del taxi. La violenza dell’urto avrebbe visto la chiglia della barca cabinata sfondare il cofano sul lato sinistro posteriore, praticamente a ridosso della postazione di guida.
Il 38enne sostiene di non aver visto né la luce né la sagoma dell’altra imbarcazione e ipotizza che il barchino possa aver tentato una virata all’ultimo istante. Al contrario, afferma che il proprio taxi fosse perfettamente illuminato, con tutte le lampadine della cabina accese.
Subito dopo lo schianto, racconta di aver spento il motore, essersi sporto verso il relitto ormai in affondamento e di aver visto Sean ferito sulla vetroresina arancione. Dopo aver allertato il 112, avrebbe ricevuto dall’operatore l’indicazione di mettere prima in sicurezza i due passeggeri stranieri trasportati, affidandoli a un collega sopraggiunto poco dopo. I sanitari, arrivati in pochi minuti, hanno quindi recuperato il giovane e lo hanno trasportato in ospedale, dove è morto a causa delle gravissime ferite riportate.