
Un’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce sta accendendo i riflettori su Brindisi e sulla sua amministrazione: la vicesindaca Giuliana Tedesco (Fratelli d’Italia) risulta tra gli indagati in un procedimento legato a un presunto traffico illecito di rifiuti tra Italia, Grecia e Bulgaria. L’inchiesta, che sabato scorso ha portato a sei arresti, contesta alla vicesindaca l’ipotesi di concorso in falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico, con aggravante ambientale.
Secondo quanto emerge dagli atti, il filone che riguarda Tedesco si concentrerebbe su presunte attestazioni non veritiere funzionali al rilascio di autorizzazioni da parte della Provincia di Brindisi in favore della società Bri Ecologica, attiva nel settore dei rifiuti.

Inchiesta a Brindisi: cosa ipotizzano gli investigatori
La ricostruzione investigativa indica che, per contenere i costi di conferimento e trattamento, non sarebbero state rispettate le procedure previste per la gestione dei rifiuti. Migliaia di tonnellate di rifiuti sarebbero state trasferite e poi smaltite presso aziende con sede in Bulgaria e Grecia.
Uno degli aspetti al vaglio riguarda l’utilizzo di codici Cer falsi, con l’attribuzione ai carichi di classificazioni riconducibili a materiali “recuperabili” come plastica e gomma, mentre la composizione effettiva avrebbe incluso calcinacci, legno, pannelli coibentati, guaine, indumenti e altri tessuti. Parte dei materiali, secondo l’ipotesi dell’accusa, sarebbe stata anche abbandonata su terreni agricoli, con possibili ricadute ambientali e sanitarie.
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