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Inter scudetto revocato? Arriva adesso la notizia: cosa succede

Il pilastro dell’articolo 8 e il principio di afflittività

La ragione principale per cui l’Inter può dormire sonni relativamente tranquilli riguardo alla bacheca dei trofei risiede nell’articolo 8 del Codice di Giustizia Sportiva. Questa norma stabilisce una gerarchia di sanzioni che devono rispondere a un principio fondamentale ovvero quello dell’afflittività effettiva. In parole povere, una punizione deve avere un impatto reale e immediato sulla classifica del campionato in cui l’illecito viene giudicato. Se i fatti contestati si riferiscono a una stagione precedente, la giustizia sportiva tende a non modificare classifiche che sono ormai considerate cristallizzate e definitive. Pertanto, poiché le intercettazioni più scottanti risalgono all’aprile del 2025 e riguardano dinamiche della scorsa stagione, lo Scudetto 2025-2026 non verrebbe toccato proprio perché i risultati ottenuti sul campo in questa annata non risulterebbero direttamente inquinati da quegli specifici episodi passati.

Le intercettazioni tra Rocchi e Gervasoni al centro del caso

Il cuore dell’indagine ruota attorno a un dialogo specifico avvenuto il 2 aprile 2025 tra il designatore Gianluca Rocchi e il supervisore VAR Andrea Gervasoni. In questa conversazione emergerebbero giudizi netti su arbitri come Andrea Colombo e Daniele Doveri, definiti come profili non graditi alla dirigenza nerazzurra. La frase incriminata suggerirebbe che il club avesse espresso un desiderio di non incrociare più determinati fischietti, portando i magistrati a ipotizzare il reato di concorso in frode sportiva. Tuttavia, è bene sottolineare che al momento si tratta di una tesi ancora tutta da dimostrare in sede processuale. Il fatto che il designatore si sia avvalso della facoltà di non rispondere e che Gervasoni abbia invece deciso di parlare con gli inquirenti aggiunge ulteriore complessità a una vicenda che sembra destinata a durare mesi, superando ampiamente i tempi tecnici necessari per una sentenza entro la fine delle attuali procedure amministrative della Lega Serie A.

Un elemento di forza per la società di viale della Liberazione è rappresentato dall’attuale assenza di tesserati iscritti nel registro degli indagati. Sebbene il nome di Giorgio Schenone, addetto agli arbitri del club, sia emerso nelle registrazioni ambientali, la sua convocazione in Procura è avvenuta esclusivamente come persona informata sui fatti. Questo dettaglio è cruciale poiché senza un coinvolgimento diretto e formale di un dirigente con poteri di rappresentanza, la responsabilità diretta del club diventa difficile da sostenere. Il presidente Giuseppe Marotta ha mostrato grande sicurezza durante i festeggiamenti al Meazza, ribadendo che la società ha agito sempre nella massima trasparenza e non teme alcun tipo di ripercussione. La tranquillità della dirigenza poggia sulla consapevolezza che, fino a prova contraria, non esistono evidenze di contatti illeciti finalizzati ad alterare l’esito delle partite della stagione in corso.

I possibili scenari e le sanzioni per il futuro

Qualora la Procura Federale dovesse riscontrare delle violazioni effettive al termine del percorso istruttorio, le conseguenze per l’Inter si manifesterebbero quasi certamente nel prossimo campionato, quello 2026-2027. Se venisse accertata una responsabilità oggettiva per comportamenti scorretti di propri collaboratori, la sanzione più probabile sarebbe una penalizzazione di punti da scontare nella nuova classifica, accompagnata da pesanti ammende pecuniarie. In uno scenario estremo, qualora emergesse una responsabilità diretta volta a ottenere un vantaggio sistemico, il codice prevede sanzioni drastiche come la retrocessione o l’esclusione dal campionato. In quel caso limite, si potrebbe anche procedere alla revoca del titolo della stagione a cui si riferiscono i fatti, ma ciò riguarderebbe eventualmente il passato e non il cammino trionfale appena concluso sotto la gestione tecnica di Chivu. La legge sportiva è chiara nel voler punire ma evita, dove possibile, di rimettere in discussione titoli assegnati sulla base di meriti sportivi che non abbiano un nesso causale provato con l’illecito.

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