
Proseguono in condizioni complesse le operazioni di recupero nelle acque delle Maldive, dopo la tragedia che ha coinvolto cinque sub italiani durante un’immersione nelle grotte sommerse di Alimathà. Con il passare delle ore, l’attenzione degli inquirenti e degli investigatori si concentra su un punto specifico: le autorizzazioni e l’organizzazione dell’attività subacquea legata al progetto di ricerca.
Gli operatori specializzati impegnati sul posto stanno tentando di raggiungere l’area più profonda del sistema di grotte, stimata intorno ai 60 metri. In quel tratto potrebbero trovarsi ancora i corpi dei quattro italiani dispersi dopo l’incidente avvenuto il 14 maggio. Le prime valutazioni tecniche indicano che i corpi potrebbero essere rimasti in condizioni relativamente conservate, salvo gli effetti dovuti alla temperatura dell’acqua e alla permanenza prolungata in ambiente sottomarino.

Tragedia sub alle Maldive: il punto sui permessi per l’immersione in grotta
Nelle ultime ore è emerso un elemento considerato rilevante ai fini delle indagini. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, solo tre dei cinque sub italiani coinvolti nella tragedia risulterebbero in possesso di autorizzazioni ufficiali per partecipare all’attività indicata nei documenti.
I permessi riguardavano un progetto di ricerca collegato alla nave Duke of York e alle relative attrezzature. In base a un documento datato febbraio, le attività autorizzate avrebbero dovuto svolgersi in un intervallo compreso tra 0 e 50 metri di profondità.
Le grotte di Alimathà arrivano invece fino a circa 60 metri, mentre l’accesso al sistema sommerso sarebbe collocato a circa 47 metri. Questo scarto, se confermato, potrebbe diventare un aspetto centrale nella ricostruzione dei fatti e nella verifica del rispetto dei limiti previsti dalle autorizzazioni.

Le dichiarazioni del governo delle Maldive sull’immersione
Sulla vicenda è intervenuto Mohamed Hussain Shareef, portavoce del presidente delle Maldive Mohamed Muizzu, chiarendo che il governo non sarebbe stato informato dell’intenzione del gruppo di effettuare un’immersione in grotta.
“Si trattava di un’immersione in grotta e la loro proposta di ricerca, a quanto mi risulta, non ne faceva menzione. Hanno specificato gli atolli, ma non il dettaglio dei siti d’immersione”, ha dichiarato.
Shareef ha inoltre indicato i nominativi presenti nella documentazione del team di ricerca: Monica Montefalcone, Federico Gualtieri e Muriel Oddenino. “Il quinto era la guida subacquea di cui è stato trovato il corpo. In effetti, anche lui si è immerso a quella profondità. Quindi sì: tre dei cinque subacquei coinvolti sono menzionati come parte del team di ricerca. Ma confermo l’esistenza del permesso, con validità dal 3 al 17 maggio, in sei atolli diversi, fra cui quello di Vaavu”.
Secondo quanto riferito, Giorgia Sommacal, figlia della docente Monica Montefalcone, non risulterebbe inserita nel team indicato nei permessi.
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