
La Nato avvia un riassetto che modifica la catena di comando dei suoi principali presìdi operativi: la guida del Comando di Napoli passerà dagli Stati Uniti all’Italia, mentre quella del Comando di Norfolk, in Virginia, sarà affidata al Regno Unito. La scelta, definita “traguardo storico” dal presidente del Comitato militare, l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, indica un rafforzamento della leadership europea nella gestione quotidiana dell’Alleanza.
Il vertice strategico resta però in mani americane. Il comando supremo delle forze alleate continua a essere guidato dal generale Alexus Grynkewich, che coordina le operazioni dal quartier generale di Mons, in Belgio. Sotto questo livello, cambiano invece le responsabilità nei tre poli operativi noti come Joint Force Command.
La decisione è stata confermata dal Comitato militare, l’organismo che riunisce i rappresentanti militari dei 32 Paesi membri. Oltre ai passaggi di Napoli e Norfolk, è prevista una riorganizzazione anche per il presidio di Brunssum, nei Paesi Bassi, dove un generale polacco affiancherà il comandante tedesco Ingo Gerhartz, in una formula di cogestione.
Il percorso sarà graduale. La Nato non applica regole rigide sulla durata degli incarichi: in genere un comandante resta in carica tra due e tre anni. A Napoli, l’ammiraglio statunitense George Wikoff si è insediato il 19 novembre 2025; per questo il trasferimento della guida a un ufficiale italiano non avverrà nell’immediato, pur essendo ormai definito l’indirizzo politico.

Come cambia la mappa dei comandi della Nato
I Joint Force Command sono strutture operative chiamate a pianificare e dirigere missioni e attività in specifiche aree di responsabilità, garantendo prontezza e coordinamento tra forze terrestri, aeree e navali. Nel quadro aggiornato, l’assegnazione del Mediterraneo all’Italia e dell’Atlantico al Regno Unito evidenzia una ripartizione più marcata dei compiti tra alleati, pur con un comando supremo statunitense invariato.
Il comando di Napoli riveste un ruolo centrale nel fianco Sud dell’Alleanza, area in cui rientrano il Mediterraneo allargato e le principali direttrici che collegano Europa, Nord Africa e Medio Oriente. In termini operativi, ciò significa una maggiore responsabilità per l’Italia nel coordinamento delle attività legate a sicurezza marittima, gestione delle crisi e cooperazione con partner regionali, secondo le priorità stabilite in sede alleata.
Secondo la lettura del ministero della Difesa italiano, guidato da Guido Crosetto, l’affidamento del comando rappresenta un riconoscimento del peso crescente di Roma nello scenario meridionale. Negli ultimi anni, l’Italia ha sottolineato in più sedi la rilevanza strategica del Mediterraneo in relazione a instabilità nell’area nordafricana, dinamiche migratorie e sicurezza delle infrastrutture energetiche.
Norfolk al Regno Unito: controllo dell’Atlantico e rotte strategiche
Il passaggio della guida del Comando di Norfolk al Regno Unito assegna a Londra un incarico chiave: la tutela delle rotte transatlantiche, essenziali per il flusso di uomini, mezzi e materiali tra Nord America ed Europa. Nel mandato rientra anche la protezione della Groenlandia, tema che in passato è stato al centro di tensioni politiche, poi progressivamente attenuate.
Nel contesto della sicurezza marittima, la catena logistica e la capacità di rinforzo rapido tra le due sponde dell’Atlantico sono considerate elementi decisivi per la deterrenza e la risposta a eventuali crisi. In questa cornice, il ruolo britannico a Norfolk punta a consolidare un presidio stabile su un teatro ritenuto strategico per l’intero sistema di difesa collettiva.
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