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“L’ha fatto più volte”. Avvelenate ricina, il gesto di Gianni Di Vita che hanno notato tutti

La perizia e gli approfondimenti medico-legali

La morte delle due donne è stata ricondotta agli effetti di un avvelenamento da ricina, sostanza altamente tossica. L’indagine mira a chiarire modalità, tempi e contesto dell’esposizione. Restano aperti diversi interrogativi, a partire dall’origine della sostanza e dal percorso attraverso il quale sarebbe entrata in contatto con le vittime. Si tratta di aspetti sui quali non sono state diffuse conclusioni definitive.

Tra gli atti esaminati dalla Procura figura una relazione connessa alla perizia sulle autopsie, composta da circa 800 pagine. All’interno della documentazione sarebbe richiamato anche il colloquio che Di Vita ebbe con la psicologa durante il ricovero preventivo. L’analisi medico-legale e quella investigativa procedono su piani paralleli, per verificare la compatibilità tra dati clinici, ricostruzioni temporali e testimonianze disponibili.

Nella stessa documentazione sarebbe riportato un riferimento alla situazione personale del commercialista. Di Vita avrebbe spiegato di essere seguito da uno psichiatra «da circa 15 anni, a fasi alterne», per «problematiche relative all’ansia», che avrebbe collegato alle «pressioni lavorative» della sua professione e degli incarichi pubblici. L’informazione è inserita negli atti relativi al ricovero e non modifica il suo attuale status giudiziario.

La sera del 28 dicembre, data della morte della moglie, l’uomo avrebbe invece espresso il proprio stato d’animo con una frase breve: «Sono molto provato». Nei giorni immediatamente successivi alla tragedia furono avviati gli accertamenti sanitari e investigativi che hanno poi portato alla ricostruzione di un quadro compatibile con la presenza della ricina.

Pietracatella e la posizione di Gianni Di Vita

A Pietracatella permane un clima di forte partecipazione e vicinanza alla famiglia. Alcune persone che conoscono Di Vita hanno manifestato pubblicamente la propria fiducia nei suoi confronti. Una sua cara amica, sentita dal Corriere della Sera, ha commentato: «Associarlo a quel che è successo? No, inimmaginabile».

Il sostegno espresso da conoscenti e compaesani rappresenta il contesto umano nel quale si svolgono le indagini, ma non incide sulle verifiche affidate alla Procura e alla Squadra Mobile. Gli investigatori continueranno a valutare il contenuto dei computer e del dispositivo elettronico, oltre ai risultati degli esami già disposti e a eventuali ulteriori riscontri.

Al momento, Gianni Di Vita resta una persona non indagata. La consegna dei dispositivi e l’analisi delle dichiarazioni rese nei diversi momenti si inseriscono in un’attività di ricostruzione ancora in corso. Solo il completamento degli accertamenti potrà contribuire a definire con maggiore precisione quanto accaduto prima della morte delle due donne e a chiarire tutti i punti rimasti irrisolti.

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