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“Li ha ingannati…”. Morti alle Maldive, cosa emerge in queste ore

Sub italiani morti, il recupero dei corpi e i dubbi sull’incidente

La dinamica esatta resta ancora da chiarire, ma alcuni elementi stanno emergendo con maggiore precisione. Il corpo della guida, Gianluca Benedetti, è stato ritrovato nella prima stanza della grotta, quella più vicina all’apertura verso l’esterno. Gli altri quattro sub si trovavano invece in una camera successiva, più interna e complessa da raggiungere.

Questo particolare viene considerato rilevante dagli investigatori, perché potrebbe indicare momenti diversi dell’emergenza o tentativi separati di uscita dalla cavità. Le autopsie, già disposte dalla Procura di Roma almeno sul corpo di Benedetti, saranno fondamentali per stabilire tempi, cause della morte e possibili responsabilità.

Come riporta Fanpage, gli investigatori stanno anche verificando la questione dell’autonomia d’aria. Secondo le prime informazioni, ogni sub avrebbe avuto ossigeno sufficiente soltanto per alcune decine di minuti, un margine estremamente ridotto in un ambiente ipogeo complesso e a profondità elevate.

Nelle ore successive alla tragedia si era parlato anche della possibile presenza di forti correnti all’ingresso della grotta. Il presidente della Società Italiana di Medicina Subacquea e Iperbarica, Alfonso Bolognini, aveva ipotizzato ad Adnkronos un possibile “effetto Venturi”, cioè un risucchio provocato dalla corrente capace di trascinare i sub all’interno della cavità. Secondo questa teoria, uno dei componenti del gruppo potrebbe essere stato trascinato nella grotta e gli altri avrebbero tentato di soccorrerlo.

Una ricostruzione che però sarebbe stata ridimensionata dallo stesso Sami Paakkarinen, che al Corriere ha spiegato come la corrente all’ingresso fosse sì presente, ma non abbastanza potente da risucchiare dei sub esperti.

Immersione alle Maldive, il nodo dei permessi e delle attrezzature

Oltre alla dinamica dell’incidente, gli accertamenti si stanno concentrando anche sui permessi ottenuti dal gruppo e sulle attrezzature utilizzate durante l’immersione.

La grotta di Devana Kandu presenta infatti un ingresso situato tra i 50 e i 60 metri di profondità, ben oltre il limite dei 30 metri consentito dalla normativa maldiviana per le immersioni ricreative. I cinque si trovavano a bordo della “Duke of York”, imbarcazione battente bandiera maldiviana noleggiata tramite il tour operator italiano Albatros Top Boat.

Secondo quanto dichiarato a Reuters dal portavoce del governo maldiviano, Mohamed Hussain Shareef, il gruppo aveva ottenuto un permesso di ricerca scientifica per lo studio dei coralli molli, ma non un’autorizzazione specifica per immersioni in grotta a quelle profondità. “Non sapevamo era che si trattava di immersioni in grotta”, ha affermato Shareef.

Un altro elemento centrale riguarda i brevetti e la configurazione tecnica delle immersioni. La legale del tour operator avrebbe dichiarato che i cinque non possedevano il brevetto “full cave”, richiesto per immersioni speleosubacquee così avanzate. Inoltre, la normativa locale imporrebbe per le immersioni tecniche l’utilizzo di due bombole, mentre dai primi riscontri risulterebbe che ciascun sub ne avesse soltanto una.

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