
Un messaggio rivolto al Golfo e un segnale indirizzato all’Europa. A Palazzo Chigi la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha riunito un vertice con il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il ministro della Difesa Guido Crosetto per fare il punto su un doppio fronte: il sostegno agli alleati in Medio Oriente e l’aumento delle misure di protezione attorno a Cipro, considerata esposta ai rischi collegati all’inasprimento delle tensioni con l’Iran.
Il quadro operativo riguarda in particolare l’area del Mediterraneo orientale e la sicurezza della capitale cipriota, Nicosia, oltre che dei corridoi marittimi utilizzati dal traffico mercantile. Dopo le iniziative già avviate dalla Francia a sostegno dell’isola, l’Italia valuta l’impiego di una fregata in prossimità di Cipro con compiti di difesa aerea e di protezione delle rotte commerciali, tenendo conto dell’evoluzione dello scenario regionale.
Al centro del dossier vi è anche la minaccia rappresentata dai droni iraniani, sempre più presenti nelle dottrine militari e nelle strategie di pressione dell’area. In questo contesto, la presenza di una nave dotata di capacità specifiche contro velivoli senza pilota e possibili minacce aeree viene considerata uno strumento di deterrenza e di tutela per infrastrutture, scali e traffici.

Le fregate Fremm e le opzioni sul tavolo
La pianificazione non è immediata e richiede valutazioni su tempi, posizionamento e disponibilità delle unità. Fino a pochi giorni fa la fregata Virginio Fasan risultava schierata nel Mediterraneo orientale; un’altra opzione è la Federico Martinengo, già impiegata nel Canale di Sicilia e in grado di raggiungere Cipro in circa 48 ore. Le unità della classe Fremm dispongono di radar in grado di rilevare minacce fino a circa 200 chilometri e impiegano missili Aster 30 con una portata indicativa di circa 100 chilometri.
Capacità anti-droni e precedente del Mar Rosso
Tra gli elementi considerati più rilevanti figura il cannone da 76 millimetri a tiro rapido, indicato come una componente particolarmente utile contro i droni per la capacità di ingaggio in tempi ristretti. L’esperienza operativa maturata dalla Marina italiana durante l’impiego nel Mar Rosso contro le milizie Houthi viene valutata come un patrimonio tecnico e tattico, anche in relazione a minacce che includono droni e missili da crociera.
Nel bilanciamento delle opzioni, la missione di protezione non riguarda solo l’eventuale difesa di punti sensibili a terra, ma anche la sicurezza in mare: la presenza di un’unità con sensori e sistemi d’arma adeguati può contribuire a monitorare lo spazio aereo e marittimo, fornire allerta tempestiva e, se necessario, supportare l’intercettazione di minacce dirette contro navi commerciali e assetti alleati.
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